Dal Fronte · 2026-10-01

Virgo a Cascina: tecnologia italiana per le onde gravitazionali

di La redazione

CASCINA — L’innovazione non passa soltanto dai semiconduttori e dall’intelligenza artificiale. Nella campagna pisana, il rivelatore Virgo rappresenta una delle sfide tecnologiche più radicali: misurare gli effetti delle onde gravitazionali, deformazioni dello spazio-tempo generate da fenomeni cosmici come la fusione di buchi neri o stelle di neutroni.

L’impianto è ospitato dall’European Gravitational Observatory, il consorzio fondato dall’Istituto nazionale di fisica nucleare italiano e dal CNRS francese. Il suo cuore è un interferometro laser con due bracci perpendicolari, lunghi tre chilometri ciascuno. La luce percorre i bracci e viene ricombinata: il segnale risultante permette di cercare variazioni differenziali delle loro lunghezze, estremamente piccole.

Non basta, però, costruire un laser preciso. Occorre impedire che vibrazioni del terreno, rumore termico e altri disturbi nascondano il segnale cercato. Gli specchi sono sospesi a sistemi di isolamento sismico; il cammino ottico si sviluppa in tubi mantenuti sotto vuoto. Ottica, meccanica, elettronica e controllo digitale devono operare insieme, con prestazioni che richiedono verifiche continue.

Una parte distintiva del contributo italiano è il superattenuatore: una complessa struttura di sospensione e filtraggio progettata per ridurre la trasmissione delle vibrazioni sismiche agli specchi. È un esempio concreto di come la ricerca fondamentale imponga soluzioni ingegneristiche fuori dall’ordinario, formando competenze difficili da improvvisare.

Il valore del rivelatore emerge anche nel lavoro di rete. Nell’agosto 2017 Virgo contribuì, insieme ai due strumenti statunitensi LIGO, a localizzare la sorgente del segnale gravitazionale associato alla fusione di due stelle di neutroni. Quella localizzazione aiutò le osservazioni astronomiche che seguirono, collegando onde gravitazionali e luce nello studio dello stesso evento.

Non è uno strumento per prevedere terremoti, né una tecnologia pronta a diventare un elettrodomestico. È un’infrastruttura di frontiera. Per l’Italia significa custodire capacità scientifiche e tecniche, attrarre ricercatori e partecipare da protagonista a una collaborazione internazionale. La sovranità tecnologica si costruisce anche così: sapendo progettare, realizzare e comprendere strumenti che pochi al mondo possono sviluppare.

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