Dal Fronte · 2026-10-02
LICIACube, tecnologia italiana per la difesa dagli asteroidi
di La redazione
Difendere la Terra da un asteroide significa anzitutto individuarlo, calcolarne la traiettoria e capire come modificarla. In questa frontiera tecnologica l’Italia ha già lasciato un segno concreto: LICIACube, missione dell’Agenzia Spaziale Italiana, ha documentato gli effetti dell’impatto della sonda americana DART contro Dimorphos, avvenuto nel settembre 2022. Un precedente che resta centrale per comprendere strumenti e limiti della difesa planetaria.
Dimorphos è il piccolo satellite naturale dell’asteroide Didymos. Il sistema non rappresentava una minaccia per la Terra: era stato scelto come banco di prova per verificare la tecnica dell’impattatore cinetico. Il principio è colpire un corpo celeste con una sonda, trasferendogli quantità di moto per modificarne il movimento. Le osservazioni successive hanno confermato che DART ha cambiato il periodo orbitale di Dimorphos attorno a Didymos.
LICIACube aveva un compito diverso e complementare. Trasportato nello spazio insieme a DART e rilasciato prima dell’impatto, ha effettuato un sorvolo del sistema raccogliendo immagini del materiale espulso. Non doveva deviare l’asteroide, ma fornire dati utili a ricostruire ciò che accade dopo una collisione deliberata.
Realizzato dall’azienda torinese Argotec per l’ASI, con un gruppo scientifico coordinato dall’Istituto Nazionale di Astrofisica, il satellite appartiene alla famiglia dei CubeSat. Le sue due camere, chiamate LEIA e LUKE, hanno consentito osservazioni complementari. La sfida consisteva nel racchiudere navigazione, comunicazioni e strumenti ottici in un veicolo di dimensioni ridotte, capace di operare lontano dalla Terra.
Il materiale sollevato dall’urto non è un dettaglio scenografico: la sua espulsione contribuisce alla spinta impressa all’asteroide. Studiare questa dinamica aiuta a valutare l’efficacia della tecnica su corpi con caratteristiche differenti.
La lezione industriale è altrettanto netta. Nello spazio non contano soltanto le grandi piattaforme: piccoli satelliti specializzati possono svolgere compiti scientifici di primo piano. Per l’Italia, mantenere queste competenze significa rafforzare progettazione, filiere e capacità operative nazionali, partecipando alle missioni internazionali con tecnologia propria.