Dal Fronte · 2026-10-03

San Francesco, 800 anni dalla morte: l’eredità di Assisi

di La redazione

ASSISI — Il 4 ottobre 2026, festa di san Francesco d’Assisi, cade nell’ottavo centenario della sua morte, avvenuta la sera del 3 ottobre 1226 alla Porziuncola. Una ricorrenza che riguarda anzitutto la storia religiosa, ma attraversa anche la lingua, l’arte e l’identità nazionale. Francesco è patrono d’Italia insieme a santa Caterina da Siena: la proclamazione risale al 1939, durante il pontificato di Pio XII.

Nato ad Assisi tra il 1181 e il 1182, figlio di un mercante, Francesco scelse una vita di povertà e predicazione evangelica. La sua esperienza diede origine a un ordine destinato a diffondersi ben oltre l’Umbria. Nel 1223 papa Onorio III approvò la Regola dei frati minori; nello stesso anno, a Greccio, Francesco celebrò il Natale attraverso la rappresentazione della Natività che ha segnato la tradizione del presepe.

La sua eredità appartiene anche alla storia dell’italiano. Il Cantico delle creature, composto in volgare umbro, è tra i testi fondativi della nostra letteratura. La lode del creato vi si intreccia con la sofferenza, il perdono e la morte: ridurlo a una formula contemporanea significa perderne la profondità religiosa e la forza poetica.

Ad Assisi questa storia è custodita anche nella pietra e nella pittura. La costruzione della Basilica di San Francesco iniziò nel 1228, anno della canonizzazione. I suoi cicli di affreschi costituiscono un passaggio capitale dell’arte medievale italiana. Nel 2000 l’UNESCO ha iscritto nella Lista del patrimonio mondiale Assisi, la Basilica di San Francesco e gli altri siti francescani.

Il centenario offre dunque una ragione concreta per tornare alle fonti: leggere il Cantico, conoscere i luoghi francescani, distinguere la figura storica dalle semplificazioni. Per l’Italia, custodire questa eredità significa conservare monumenti, trasmettere conoscenze e mantenere accessibile un patrimonio nato dalla fede e diventato parte della cultura universale. Una responsabilità che non si esaurisce nel calendario delle celebrazioni.

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