Dal Fronte · 2026-09-27

TAVI, valvola aortica via catetere: benefici e limiti

di La redazione

Sostituire una valvola del cuore senza aprire il torace: la TAVI, impianto transcatetere di valvola aortica, è una delle innovazioni che hanno cambiato la cardiologia. Non è una promessa sperimentale, ma una procedura consolidata per pazienti selezionati con stenosi aortica severa. Il punto, però, non è scegliere la tecnica più nuova: è scegliere quella più adatta.

La stenosi restringe la valvola attraverso cui il sangue lascia il ventricolo sinistro e raggiunge l’aorta. Nelle forme severe può provocare affanno, dolore toracico e perdita di coscienza. Quando è indicata la sostituzione, i farmaci non possono eliminare l’ostacolo meccanico: occorre intervenire sulla valvola.

Con la TAVI una protesi biologica viene portata al cuore mediante un catetere, generalmente attraverso l’arteria femorale. La nuova valvola viene espansa all’interno di quella malata, che non viene asportata come nella sostituzione chirurgica convenzionale. L’accesso meno invasivo può favorire un recupero più rapido, ma non rende l’intervento banale né privo di pericoli.

Il primo impianto nell’uomo fu eseguito nel 2002 a Rouen, in Francia, dall’équipe di Alain Cribier. Da allora gli studi clinici hanno esteso le conoscenze ben oltre i pazienti inizialmente considerati non operabili. Questa evoluzione non significa, però, che la chirurgia sia superata o che tutti possano ricevere la stessa protesi con la stessa procedura.

Le linee guida europee affidano la scelta a una valutazione multidisciplinare, l’Heart Team. Contano età, aspettativa di vita, anatomia, possibilità di accesso vascolare, altre malattie e necessità di eventuali interventi cardiaci associati. Nei pazienti più giovani pesa anche la strategia di cura nell’arco della vita, compresa la durata della protesi.

Tra i rischi figurano complicanze vascolari, sanguinamenti, ictus, perdite attorno alla protesi e disturbi della conduzione elettrica che possono richiedere un pacemaker. Per la sanità italiana la priorità deve essere netta: competenze, selezione appropriata e controlli nel tempo. L’innovazione vale quando migliora la cura del paziente, non quando diventa un’etichetta pubblicitaria.

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