Dal Fronte · 2026-09-28
Valentine Olivetti: la macchina rossa che cambiò il design
di La redazione
Una macchina per scrivere poteva essere qualcosa di diverso da uno strumento da ufficio. Nel 1969 Olivetti presentò Valentine, progettata da Ettore Sottsass e Perry King: portatile, meccanica, immediatamente riconoscibile nella sua versione rossa. Non introduceva la scrittura elettronica. Cambiava invece il rapporto fra una tecnologia già matura e chi la utilizzava.
La sua identità nasceva dall’involucro in plastica ABS, dalla tastiera a vista e da una custodia pensata come parte integrante del progetto. La macchina si inseriva nel contenitore lasciando accessibile la maniglia per il trasporto. Custodirla e portarla con sé non erano esigenze da risolvere dopo: contribuivano a determinarne la forma.
Anche il colore aveva una funzione precisa. Il rosso allontanava Valentine dall’immagine severa delle attrezzature amministrative, mentre i dettagli arancioni dei rocchetti introducevano un ulteriore elemento di riconoscibilità. Il meccanismo restava quello di una macchina per scrivere; a cambiare era il linguaggio con cui si presentava nelle case e negli spazi di lavoro.
Il progetto appartiene alla storia industriale di Olivetti, l’impresa nata a Ivrea che fece del dialogo fra tecnica, grafica, architettura e prodotto una componente della propria identità. Sottsass, protagonista del design italiano, lavorò con il britannico King: una collaborazione internazionale dentro una precisa cultura d’impresa italiana. La forza di quella stagione stava anche nel saper attrarre competenze e trasformarle in prodotti riconoscibili.
Valentine è conservata nella collezione del Museum of Modern Art di New York. La presenza in un museo di riferimento documenta il suo rilievo nella storia del design, senza bisogno di attribuirle primati tecnologici che non le appartengono.
Il suo insegnamento resta concreto: innovare non significa soltanto inventare un nuovo meccanismo. Significa anche ripensare materiali, trasporto, uso e identità di un oggetto. È una capacità che l’Italia ha saputo esprimere attraverso imprese e progettisti, facendo della qualità del progetto un valore industriale, non un semplice ornamento.