Dal Fronte · 2026-09-28

Wien, la vittoria dei MAS italiani a Trieste nel 1917

di La redazione

Una piccola imbarcazione contro una corazzata: nella notte tra il 9 e il 10 dicembre 1917 la Regia Marina ottenne una vittoria nelle acque di Trieste. Il MAS 9, comandato da Luigi Rizzo, penetrò nel porto di Muggia e colpì con i siluri la Wien, nave da battaglia austro-ungarica. L’unità affondò; gli incursori italiani riuscirono a rientrare.

Il momento era particolarmente difficile. Dopo lo sfondamento di Caporetto, l’Esercito italiano aveva ripiegato e stabilito la propria resistenza sul Piave e sul Grappa. Anche il settore costiero dell’Alto Adriatico aveva assunto un’importanza immediata: le navi avversarie potevano sostenere con le artiglierie le operazioni contro le posizioni italiane vicine al mare.

La Wien non era una moderna corazzata monocalibro, ma una nave da difesa costiera dotata di armamento pesante. Nel novembre precedente, insieme alla Budapest, aveva bombardato le difese italiane di Cortellazzo. Neutralizzarla significava dunque eliminare una minaccia concreta, non soltanto colpire un simbolo della marina imperiale.

L’operazione richiese un avvicinamento discreto e il superamento delle ostruzioni che proteggevano l’accesso al porto. Con il MAS 9 operava il MAS 13, comandato da Andrea Ferrarini. Una volta raggiunti gli obiettivi, Rizzo lanciò contro la Wien, mentre l’altra unità attaccò la Budapest senza affondarla. La differenza tra i due esiti va mantenuta chiara: il successo accertato fu la distruzione della Wien.

Fu una vittoria circoscritta, non la fine della minaccia austro-ungarica nell’Adriatico. Mostrò però quanto un mezzo piccolo, condotto da equipaggi preparati e impiegato di sorpresa, potesse risultare efficace contro una nave molto più grande all’interno di un approdo protetto. Per l’impresa Rizzo ricevette la medaglia d’oro al valor militare.

Ricordare quella notte significa riconoscere una componente precisa della capacità militare italiana: unire competenza tecnica, preparazione operativa e iniziativa personale. Senza trasformare un singolo affondamento nella soluzione della guerra, resta il valore di un risultato ottenuto quando il Paese aveva bisogno di resistere e riprendere fiducia.

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