Dal Fronte · 2026-09-28
Battaglia dei Tre Monti: la vittoria italiana del gennaio 1918
di La redazione
Non tutte le vittorie italiane della Grande Guerra hanno conquistato lo stesso spazio nella memoria nazionale. La battaglia dei Tre Monti, combattuta dal 28 al 31 gennaio 1918 sull’Altopiano di Asiago, merita di essere ricordata: riportò nelle mani italiane Monte Valbella, Col del Rosso e Col d’Echele, occupati dagli austro-ungarici nel dicembre precedente.
Il contesto era quello della ricostruzione militare dopo Caporetto. L’Esercito italiano aveva ripiegato e stabilizzato il fronte, fermando l’avanzata nemica. Tornare ad attaccare con successo significava dimostrare che la capacità di combattimento non era stata spezzata. Sull’altopiano, inoltre, il controllo delle alture aveva un valore concreto: permetteva di osservare il terreno e condizionare i movimenti dell’avversario.
L’operazione fu condotta da reparti italiani con il sostegno dell’artiglieria. La preparazione del fuoco e il suo coordinamento con l’avanzata della fanteria furono elementi importanti del successo. Non si trattò di una corsa indisturbata verso le cime: gli austro-ungarici opposero resistenza e contrattaccarono, rendendo necessario conquistare e consolidare le posizioni attraverso combattimenti duri.
Tra i protagonisti ci fu la Brigata Sassari, con il 151° e il 152° reggimento fanteria. Il suo nome resta strettamente legato alla battaglia, ma il risultato nacque dall’azione di più reparti e specialità. Ridurre tutto a un singolo assalto cancellerebbe la preparazione e il lavoro collettivo che permisero di prevalere in un ambiente montano, nel pieno dell’inverno.
La vittoria non decise da sola la guerra e non rese definitivamente sicuro l’altopiano. Il suo significato fu più preciso: un successo offensivo locale, ottenuto pochi mesi dopo una gravissima sconfitta, che contribuì a restituire fiducia ai combattenti e al Paese.
Ricordare i Tre Monti significa riconoscere questa capacità italiana di riprendersi, riorganizzarsi e tornare all’iniziativa. Senza trasformare la guerra in una cartolina: dietro le quote riconquistate ci furono caduti, feriti e reparti messi a dura prova. La memoria nazionale è più solida quando tiene insieme il valore della vittoria e il prezzo pagato per conseguirla.