Dal Fronte · 2026-09-28
Tonale 1918: la vittoria italiana contro l’operazione Valanga
di La redazione
Non tutte le vittorie della Grande Guerra si misurano con una città conquistata. Al Tonale, nel giugno 1918, vincere significò impedire al nemico di aprirsi una strada attraverso le montagne. L’attacco austro-ungarico, scattato il 13 giugno, non riuscì a spezzare lo schieramento italiano: l’operazione conosciuta come Lawine, «Valanga», si concluse senza lo sfondamento cercato.
Il passo separava il Trentino allora austro-ungarico dalla Lombardia italiana e costituiva un accesso verso la Val Camonica. Non era un settore secondario per chi doveva difendere il territorio nazionale. Una penetrazione nemica avrebbe minacciato le comunicazioni e imposto una risposta su un fronte difficile da rinforzare rapidamente.
L’azione precedette di due giorni la grande offensiva austro-ungarica sul Piave e sugli altopiani. Nel settore del Tonale, però, la montagna dettava condizioni particolari: direttrici d’avanzata ristrette, posizioni dominanti e collegamenti esposti al tiro. La superiorità locale degli attaccanti non bastava, da sola, a garantire il successo.
Le truppe italiane, con gli alpini impegnati nella difesa del settore e il sostegno dell’artiglieria, contennero gli assalti. Gli austro-ungarici non ottennero il risultato operativo previsto e l’attacco si esaurì. Il valico non diventò la porta di una discesa nemica verso la pianura lombarda.
Fu una vittoria difensiva, non una battaglia capace da sola di decidere la guerra. Questa distinzione ne chiarisce il valore anziché ridurlo. Mantenere le posizioni significava proteggere le valli retrostanti, conservare le comunicazioni e negare all’avversario la possibilità di trasformare un successo locale in una minaccia più ampia.
Il Tonale ricorda inoltre quanto la guerra in quota dipendesse da un’organizzazione continua. Accanto ai combattenti operavano artiglieri, genieri e addetti ai trasporti: uomini chiamati a sostenere le linee in un ambiente che rendeva faticoso ogni movimento.
Nella memoria italiana, questa resistenza merita un posto preciso: non per ingrandire il bilancio della battaglia, ma per riconoscere il risultato concreto di chi tenne il fronte e impedì al nemico di passare.