Dal Fronte · 2026-09-28
Suda 1941: la vittoria dei barchini italiani sullo York
di La redazione
Prima dell’alba del 26 marzo 1941, nella baia di Suda, a Creta, sei uomini della Regia Marina portarono a termine una delle più riuscite azioni italiane contro una base navale britannica. L’obiettivo principale raggiunto fu l’incrociatore pesante HMS York: colpito dai barchini esplosivi, rimase immobilizzato e non tornò più in servizio.
L’operazione era guidata dal tenente di vascello Luigi Faggioni. I cacciatorpediniere Francesco Crispi e Quintino Sella trasportarono i mezzi d’assalto fino alle vicinanze dell’isola, consentendo agli incursori di affrontare soltanto l’ultimo tratto della navigazione sulle piccole imbarcazioni. La penetrazione nella rada avvenne di notte, superando le ostruzioni poste a protezione dell’ancoraggio.
I mezzi impiegati erano i barchini MT, sigla di Motoscafo da Turismo: dietro un nome apparentemente innocuo si nascondeva un’arma progettata per portare una carica esplosiva contro lo scafo avversario. Non erano mezzi suicidi. Il pilota doveva dirigere l’imbarcazione sul bersaglio e abbandonarla prima dell’urto, utilizzando un apposito supporto galleggiante per sottrarsi agli effetti dell’esplosione in acqua.
Lo York fu raggiunto da due barchini e riportò danni gravissimi, finendo adagiato sul basso fondale. Nell’attacco venne colpita anche la petroliera Pericles, successivamente perduta durante il rimorchio. Tutti e sei gli incursori italiani sopravvissero all’azione e furono catturati: il successo materiale non coincise dunque con il rientro degli equipaggi.
La precisione storica impone una distinzione. Lo York non scomparve immediatamente sotto la superficie del mare: venne neutralizzato a Suda e subì ulteriori distruzioni durante la successiva campagna di Creta, prima dell’evacuazione britannica. Attribuire ai barchini italiani ogni danno successivo sarebbe scorretto; riconoscere che lo misero fuori combattimento è invece essenziale.
Suda fu una vittoria tattica, non una svolta decisiva della guerra nel Mediterraneo. Il suo valore sta nella preparazione degli uomini, nell’ingegnosità dei mezzi e nella capacità di ottenere un risultato importante con risorse limitate. Ricordarla significa rendere giustizia alla professionalità dei marinai italiani, senza trasformare un successo documentato in una leggenda.