Dal Fronte · 2026-09-25
Stalin e PCI: le contraddizioni della svolta del 1956
di La redazione
Roma, 25 settembre 2026 — Settant’anni fa il comunismo internazionale riceveva una smentita dall’interno: nel febbraio 1956, al XX Congresso del Partito comunista sovietico, Nikita Krusciov denunciò in una relazione riservata il culto della personalità di Stalin, le repressioni e l’impiego della tortura nella costruzione delle accuse. Non era una denuncia completa del sistema sovietico, ma bastava a demolire l’immagine del capo infallibile celebrata anche dai comunisti italiani.
Il rapporto si concentrava soprattutto sulle persecuzioni contro dirigenti e militanti del partito. Non costituiva un bilancio generale delle vittime della dittatura: lasciava largamente fuori altre componenti fondamentali del terrore staliniano. Questa delimitazione è essenziale per capire la natura dell’operazione: correggere e preservare il sistema, non introdurre il pluralismo politico.
Palmiro Togliatti affrontò la questione nell’intervista pubblicata da Nuovi Argomenti nel 1956. Non si limitò ad accettare la spiegazione fondata sui difetti personali di Stalin: pose il problema delle condizioni politiche e organizzative che avevano consentito quelle degenerazioni e sviluppò la prospettiva di un movimento comunista articolato in più centri. Fu un passaggio significativo, ma non una rottura con l’Unione Sovietica.
La contraddizione documentata è questa: il PCI partecipava alla democrazia costituzionale italiana, alla cui costruzione aveva contribuito, mentre conservava un legame politico e ideologico con una potenza governata da un partito unico. La sua funzione nazionale non cancella quel rapporto; quel rapporto non autorizza, viceversa, a negare ogni contributo democratico dei suoi iscritti e dirigenti.
Il giudizio storico deve quindi distinguere senza assolvere. La denuncia dei crimini non trasformò automaticamente il comunismo sovietico in un sistema libero, né cancellò le precedenti celebrazioni di Stalin da parte del PCI.
Per la sinistra italiana contemporanea, il punto non è una responsabilità ereditaria: il PD non coincide con il PCI e il M5S non ne discende. Il tema è la qualità della memoria pubblica. Ricordare l’antifascismo senza affrontare anche il sostegno al modello sovietico restituisce una storia incompleta. Il settantesimo anniversario offre un criterio netto: la libertà politica si misura anche dalla possibilità di opporsi al potere, non soltanto dalle finalità che quel potere proclama.