Dal Fronte · 2026-09-28

Sprechi alimentari: il 29 settembre la giornata ONU

di La redazione

Il 29 settembre ricorre la Giornata internazionale di consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2019. FAO e UNEP, il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, sono le organizzazioni di riferimento della ricorrenza. Il tema riguarda direttamente l’Italia: difendere il valore del cibo significa rispettare il lavoro agricolo, la trasformazione industriale e il bilancio delle famiglie.

La distinzione tra perdite e sprechi non è soltanto linguistica. Le prime si verificano lungo la filiera prima della vendita al dettaglio, per esempio durante raccolta, conservazione e trasporto. Gli sprechi riguardano invece il commercio al dettaglio, la ristorazione e i consumi domestici. Sono problemi diversi, che richiedono interventi specifici: migliori strutture di conservazione da una parte, acquisti e gestione delle scorte più accurati dall’altra.

Per il nostro Paese, il 2026 segna anche dieci anni dalla legge 19 agosto 2016, numero 166, conosciuta come legge Gadda. Il provvedimento ha tra i suoi obiettivi la riduzione degli sprechi e il recupero delle eccedenze alimentari, destinandole prioritariamente all’utilizzo umano. La sua impostazione punta a facilitare le cessioni gratuite a fini di solidarietà sociale, senza far venir meno le garanzie di igiene e sicurezza.

Un punto concreto riguarda le etichette. Il termine minimo di conservazione, indicato dalla formula «da consumarsi preferibilmente entro», non coincide con la data di scadenza, espressa con «da consumare entro». Il primo riguarda il mantenimento delle proprietà specifiche del prodotto nelle condizioni appropriate; la seconda è legata alla sicurezza degli alimenti rapidamente deperibili. La legge italiana consente di donare prodotti oltre il termine minimo di conservazione, purché siano garantite l’integrità dell’imballaggio primario e idonee condizioni di conservazione.

La ricorrenza di domani offre dunque un richiamo pratico, non un invito ad abbassare le cautele. Pianificare gli acquisti, conservare correttamente gli alimenti e rendere più semplice il recupero delle eccedenze sono azioni complementari. Per un’Italia che fa dell’agroalimentare una forza economica e culturale, evitare che prodotti ancora utilizzabili diventino rifiuti significa custodire risorse, lavoro e capacità di aiutare chi è in difficoltà.

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