Dal Fronte · 2026-09-28
San Francesco: il 3 ottobre 2026 gli 800 anni dalla morte
di La redazione
Il 3 ottobre 2026 ricorrono ottocento anni dalla morte di san Francesco d’Assisi, avvenuta nel 1226 alla Porziuncola, oggi custodita all’interno della basilica di Santa Maria degli Angeli. Il giorno successivo, 4 ottobre, il calendario liturgico celebra il santo che Pio XII proclamò patrono principale d’Italia nel 1939, insieme a santa Caterina da Siena. È una ricorrenza che riguarda la fede, ma anche la storia e l’identità nazionale.
La distinzione fra le due date ha un significato preciso. La sera del 3 ottobre la tradizione francescana ricorda il Transito, cioè il passaggio di Francesco dalla vita terrena alla morte. Il 4 ottobre è invece il giorno della sua festa liturgica. Il centenario offre dunque l’occasione per conoscere meglio una figura spesso richiamata attraverso simboli e formule, ma non sempre approfondita nella sua concreta vicenda religiosa.
Nato ad Assisi tra il 1181 e il 1182, Francesco scelse una vita di povertà e diede origine a una famiglia religiosa destinata a diffondersi nel mondo. La sua esperienza resta inseparabile dal cristianesimo: ridurla a un generico messaggio di armonia significa perdere il centro della sua testimonianza, fondato sul Vangelo, sulla preghiera e sulla fraternità.
La sua eredità appartiene anche alla storia della lingua italiana. Il Cantico delle creature, composto in volgare umbro, è uno dei testi fondamentali delle origini della nostra letteratura. Ad Assisi, la basilica che custodisce la sua tomba conserva inoltre cicli pittorici decisivi per la storia dell’arte. Il sito francescano è iscritto nella Lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO dal 2000.
Per l’Italia, questi ottocento anni possono essere più di una celebrazione. Conoscere i luoghi francescani, comprenderne la funzione religiosa e proteggere le opere che custodiscono significa trasmettere un patrimonio vivo. Il valore di Assisi non si esaurisce nella sua attrattiva turistica: risiede nella continuità fra fede, cultura e territorio. È questa profondità, prima ancora di qualsiasi slogan, che il centenario invita a riscoprire.