Dal Fronte · 2026-09-30

Radio italiana: il 6 ottobre 102 anni dalle prime trasmissioni URI

di La redazione

Il 6 ottobre la radio italiana compie 102 anni: nel 1924, da Roma, l’Unione Radiofonica Italiana inaugurò le proprie trasmissioni regolari. Non era la nascita della comunicazione senza fili, alla quale Guglielmo Marconi aveva dato un contributo fondamentale, ma l’avvio del servizio di radiodiffusione destinato a entrare nelle case degli italiani. Il programma inaugurale comprendeva musica, notizie e comunicazioni di servizio.

L’URI era stata costituita pochi mesi prima, nell’agosto del 1924. Nel 1927 fu istituito l’EIAR, Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche; nel 1944 arrivò la denominazione RAI, Radio Audizioni Italia. Sono passaggi distinti di una vicenda industriale e culturale che precede di trent’anni l’inizio delle trasmissioni televisive regolari della Rai, avvenuto nel 1954.

La radio portò nelle abitazioni concerti, teatro, cronache sportive e informazione. In un Paese segnato da forti differenze linguistiche e territoriali, contribuì a rendere familiare l’italiano parlato anche oltre la scuola. L’accesso, però, non fu immediatamente universale: il costo degli apparecchi e degli abbonamenti ne condizionò inizialmente la diffusione, favorendo anche forme di ascolto collettivo.

Questa storia comprende inoltre l’impiego della radio come strumento di propaganda durante il fascismo e la battaglia delle voci durante la guerra. Ricordarla con precisione significa distinguere il valore della tecnologia dall’uso politico dei contenuti: la credibilità dell’informazione dipende dalle verifiche e dalla responsabilità di chi trasmette, non dalla potenza del segnale.

Oggi FM, radio digitale DAB+ e ascolto attraverso internet convivono. La distribuzione online amplia le possibilità di accesso, ma richiede una connessione dati; la ricezione radiofonica tradizionale non ne ha bisogno. Per questo un ricevitore a batterie conserva un’utilità pratica anche quando manca l’elettricità, purché le emittenti restino operative.

L’anniversario richiama dunque qualcosa di più della nostalgia: conservare gli archivi sonori, formare tecnici e giornalisti, mantenere reti affidabili. È un patrimonio italiano fatto di invenzione, industria e parola, che merita continuità e competenza.

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