Dal Fronte · 2026-09-28

Programma 101, l’Olivetti che anticipò l’informatica personale

di La redazione

Nel 1965, alla fiera BEMA di New York dedicata alle macchine per ufficio, Olivetti presentò un apparecchio che proponeva un rapporto diverso con il calcolo elettronico. Si chiamava Programma 101: non richiedeva una sala dedicata e poteva trovare posto su una scrivania. Arrivava da Ivrea, dove competenze elettroniche e cultura del progetto avevano prodotto una macchina destinata a entrare nella storia dell’informatica.

A guidarne lo sviluppo fu l’ingegnere Pier Giorgio Perotto, con un gruppo nel quale lavorarono Giovanni De Sandre e Gastone Garziera. Il disegno della carrozzeria fu affidato a Mario Bellini. L’obiettivo era rendere disponibile uno strumento programmabile anche fuori dai grandi centri di elaborazione, avvicinando il calcolo alle persone che ne avevano bisogno per il proprio lavoro.

La Programma 101 eseguiva operazioni aritmetiche e sequenze di istruzioni impostate dall’utilizzatore. Non aveva uno schermo: i risultati venivano stampati su una striscia di carta. Uno dei suoi elementi più riconoscibili era la cartolina magnetica, sulla quale si poteva registrare un programma per conservarlo e riutilizzarlo senza doverlo inserire nuovamente ogni volta. Un passaggio importante per trasformare una procedura di calcolo in uno strumento ripetibile.

Definirla senza precisazioni il primo personal computer rischia però di semplificare una storia fatta di diversi precursori e di definizioni cambiate nel tempo. La descrizione più rigorosa è quella di calcolatrice elettronica programmabile da tavolo, tra le macchine che anticiparono l’informatica personale. Il suo valore non ha bisogno di un primato assoluto per essere riconosciuto.

Anche la forma raccontava questa ambizione. Tastiera, stampante e involucro erano organizzati in un oggetto destinato all’uso quotidiano, non all’esposizione di una tecnologia incomprensibile. La presenza della Programma 101 nella collezione del Museum of Modern Art di New York testimonia il rilievo del progetto anche nella storia del design.

Questa creazione italiana lascia una lezione industriale precisa: l’innovazione diventa incisiva quando ricerca, produzione e facilità d’uso procedono insieme. A Ivrea non si costruì soltanto una macchina per fare conti, ma un modo più diretto di mettere la capacità di calcolo al servizio del lavoro.

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