Dal Fronte · 2026-10-02

PRISMA, il satellite italiano che legge la firma dei materiali

di La redazione

Non basta fotografare un territorio per capire che cosa contiene. Occorre misurare come le superfici riflettono la luce nelle diverse lunghezze d’onda. È il principio dell’osservazione iperspettrale, la tecnologia al centro di PRISMA, missione dell’Agenzia Spaziale Italiana che rappresenta una competenza nazionale di rilievo nel monitoraggio della Terra.

Lanciato il 22 marzo 2019 dalla base europea di Kourou con un vettore Vega, PRISMA prende il nome da Precursore IperSpettrale della Missione Applicativa. Il progetto è stato realizzato da un raggruppamento industriale guidato da OHB Italia, responsabile della missione e della piattaforma, con Leonardo responsabile dello strumento elettro-ottico. Un esempio concreto di integrazione tra ricerca pubblica e industria spaziale italiana.

Una normale immagine a colori combina poche bande dello spettro. Uno strumento iperspettrale raccoglie invece informazioni in numerose bande strette e contigue, dal visibile all’infrarosso. Il risultato è una sorta di firma spettrale: un insieme di caratteristiche che può aiutare a distinguere materiali e condizioni delle superfici osservate.

Le applicazioni riguardano lo studio della vegetazione, delle proprietà dei suoli, delle risorse naturali e della qualità delle acque. In agricoltura questi dati possono contribuire a valutare lo stato delle colture; sul territorio possono sostenere analisi geologiche e ambientali. Non sostituiscono però sopralluoghi, campionamenti o misure di laboratorio: li affiancano e aiutano a indirizzarli.

Il limite va chiarito. PRISMA non è un radar e non vede attraverso le nuvole. Le osservazioni dipendono dall’illuminazione solare e dalle condizioni atmosferiche; inoltre, trasformare una misura spettrale in un’informazione affidabile richiede correzioni, algoritmi e verifiche sul campo. Una mappa elaborata non equivale automaticamente a una diagnosi certa.

Il valore strategico sta proprio nella catena completa: progettare sensori, costruire satelliti, ricevere dati e saperli interpretare. Per l’Italia, custodire queste competenze significa disporre di strumenti propri per conoscere il territorio e sostenere imprese e amministrazioni. La sovranità tecnologica si misura anche così: nella capacità di produrre informazioni utili, non soltanto di acquistare immagini.

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