Dal Fronte · 2026-09-27
PRISMA, la tecnologia italiana che studia la Terra dallo spazio
di La redazione
Una fotografia satellitare mostra dove si trova un campo, un lago o una zona industriale. Un’immagine iperspettrale aggiunge un altro livello: misura la luce riflessa in numerose bande strette, raccogliendo informazioni che aiutano a distinguere materiali e condizioni delle superfici. È il principio alla base di PRISMA, missione dell’Agenzia Spaziale Italiana e patrimonio tecnologico nazionale nell’osservazione della Terra.
Lanciato nel marzo 2019 con un vettore Vega dalla Guyana francese, il satellite è stato realizzato da un raggruppamento industriale guidato da OHB Italia, con Leonardo responsabile dello strumento iperspettrale. Non è semplicemente una macchina fotografica più potente: associa l’immagine del territorio alla sua risposta spettrale, estesa dal visibile all’infrarosso a onde corte.
Il risultato è un insieme di dati nel quale ogni porzione osservata può essere studiata attraverso una sorta di firma luminosa. Minerali, vegetazione e acqua interagiscono diversamente con la radiazione solare. Analizzando queste differenze, i ricercatori possono ricavare indicazioni sulla composizione delle superfici, sulle condizioni delle colture e su alcuni parametri di qualità delle acque.
Le applicazioni riguardano questioni concrete: agricoltura di precisione, studio delle risorse naturali, monitoraggio ambientale e analisi degli effetti degli incendi. Il vantaggio è poter osservare aree estese con criteri omogenei, integrando le misure satellitari con quelle raccolte a terra.
La tecnologia, però, non emette diagnosi automatiche e infallibili. Nuvole, atmosfera, dimensioni degli oggetti e presenza di materiali diversi nella stessa porzione d’immagine possono complicare l’interpretazione. Per ottenere informazioni utilizzabili servono correzioni, modelli scientifici e confronti con campioni e rilievi sul campo. Un’anomalia spettrale, da sola, non dimostra un inquinamento né ne identifica il responsabile.
Per l’Italia il punto strategico va oltre il singolo satellite: saper progettare sensori, elaborare dati e sviluppare applicazioni significa conservare competenze industriali e capacità autonoma di analisi. La sovranità tecnologica si costruisce anche così: strumenti propri, ricerca solida e informazioni verificabili al servizio di chi tutela e amministra il territorio.