Dal Fronte · 2026-09-25

Praga 1968: il PCI tra dissenso e legame con Mosca

di La redazione

Il rapporto fra la sinistra italiana e il comunismo non si chiarisce con le assoluzioni collettive, ma neppure attribuendo ai partiti di oggi ogni responsabilità del passato. Un passaggio decisivo resta la Primavera di Praga: documenta sia il dissenso del PCI dall’Unione Sovietica sia i limiti di quella presa di distanza.

Nella notte fra il 20 e il 21 agosto 1968, l’intervento militare guidato dall’Urss in Cecoslovacchia soffocò il processo riformatore avviato da Alexander Dubček. Il tentativo di ampliare le libertà dentro il sistema socialista venne fermato con la forza. Fu la dimostrazione che, per il Cremlino, la sovranità dei Paesi del blocco orientale era subordinata alla conservazione del proprio dominio.

Il PCI guidato da Luigi Longo espresse un grave dissenso dall’intervento. È un fatto da riconoscere senza riserve: non ripeté semplicemente l’allineamento mostrato davanti alla repressione ungherese del 1956. Quella condanna, tuttavia, non comportò la rottura del rapporto politico con Mosca né l’abbandono immediato del riferimento al sistema sovietico.

La contraddizione emerse anche nel trattamento del dissenso interno. Nel novembre 1969 il Comitato centrale radiò dal partito il gruppo del manifesto. La decisione maturò nello scontro sulla rivista e sulla sua autonomia politica; la critica all’Urss e alla normalizzazione cecoslovacca era fra i nodi centrali di quella battaglia. Non fu dunque una semplice sanzione per una singola opinione, ma mostrò quanto fosse ristretto lo spazio per una contestazione organizzata della linea del partito.

Il distacco fu graduale. Ancora nel dicembre 1981, dopo l’imposizione della legge marziale in Polonia, Enrico Berlinguer dovette dichiarare esaurita la spinta propulsiva della Rivoluzione d’ottobre. Il PCI si sciolse soltanto nel 1991.

La responsabilità storica sta qui: avere sostenuto la democrazia costituzionale in Italia mantenendo a lungo un legame politico con una potenza che negava il pluralismo nei Paesi sottoposti alla propria egemonia. Il PD non coincide con il PCI, e il M5S non ne discende. Ma una memoria pubblica seria deve spiegare questa contraddizione, non rimuoverla.

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