Dal Fronte · 2026-09-25
Polonia 1981: la repressione di Solidarność e il ritardo del PCI
di La redazione
Nel 2026 ricorrono quarantacinque anni dalla crisi polacca che mise il comunismo italiano davanti a una contraddizione radicale: proclamarsi dalla parte dei lavoratori e mantenere un legame politico con il sistema sovietico, mentre un regime comunista colpiva un movimento sindacale indipendente. È un passaggio documentato, utile anche oggi per valutare la storia della sinistra senza assoluzioni preventive né equiparazioni improprie.
Il 13 dicembre 1981 il generale Wojciech Jaruzelski impose la legge marziale in Polonia. Solidarność, il sindacato indipendente nato dalle mobilitazioni operaie del 1980, fu represso; dirigenti e militanti vennero internati, gli scioperi soffocati, le libertà ulteriormente ristrette. Alla miniera Wujek, il 16 dicembre, l’intervento delle forze di sicurezza provocò la morte di nove minatori. Non era una disputa teorica sul socialismo: erano operai colpiti da uno Stato che pretendeva di governare in loro nome.
La reazione del PCI segnò una discontinuità reale. In un’intervista televisiva del 15 dicembre, Enrico Berlinguer giudicò esaurita la spinta propulsiva della Rivoluzione d’Ottobre. Non fu la prima distanza da Mosca: il partito aveva già condannato l’invasione della Cecoslovacchia nel 1968 e sviluppato la linea eurocomunista. Anche il sindacalismo italiano sostenne Solidarność. Cancellare questi elementi renderebbe la ricostruzione meno rigorosa.
Resta però il ritardo politico. Il riconoscimento del fallimento del modello sovietico arrivava dopo la repressione ungherese, l’occupazione della Cecoslovacchia e decenni di assenza del pluralismo nei Paesi del blocco orientale. L’autonomia progressivamente rivendicata dal PCI non aveva prodotto subito una separazione netta da quella matrice.
La responsabilità storica sta in questa lunga ambivalenza, non in una presunta identità fra tutti gli eredi della sinistra. Il PD non è il PCI e il M5S non ne è una continuazione: attribuire automaticamente responsabilità del passato ai partiti attuali sarebbe scorretto. Ma una cultura politica che rivendica parti di quell’eredità deve misurarsi anche con i suoi fallimenti. La Polonia ricorda il criterio decisivo: i diritti dei lavoratori non esistono senza libertà sindacale, opposizione politica e limiti al potere dello Stato.