Dal Fronte · 2026-09-27
Pacemaker senza fili: vantaggi, rischi e limiti
di La redazione
Un pacemaker tanto piccolo da essere impiantato direttamente nel cuore, senza il generatore sotto la pelle del torace e senza i tradizionali fili che attraversano le vene. Non è un prototipo: i dispositivi senza elettrocateteri, detti leadless, sono una realtà clinica documentata anche in Italia. Il progresso è concreto, ma presentarlo come il sostituto universale del pacemaker tradizionale sarebbe scorretto.
Il dispositivo viene introdotto generalmente attraverso la vena femorale, all’inguine, mediante un catetere, e fissato all’interno del cuore. Nei sistemi a singola camera ventricolare, la sede è il ventricolo destro. Qui rileva l’attività elettrica e invia impulsi quando necessario, secondo la programmazione stabilita dai medici. Non è un defibrillatore e non cura indistintamente tutte le aritmie.
Il vantaggio principale è strutturale: eliminare la tasca sottocutanea e gli elettrocateteri elimina anche le complicanze specifiche di quelle componenti, come le infezioni della tasca o la rottura dei fili. Non significa, però, azzerare ogni rischio infettivo. Le linee guida della Società europea di cardiologia del 2021 indicano questi sistemi come un’opzione da considerare, in particolare, quando l’accesso venoso dagli arti superiori non è disponibile o il rischio di infezione della tasca è particolarmente elevato.
Il prezzo clinico non va nascosto. L’impianto può provocare complicanze vascolari, perforazione cardiaca e tamponamento, che richiedono riconoscimento e trattamento tempestivi. Inoltre, un sistema ventricolare a singola camera non soddisfa tutte le necessità di coordinamento tra atri e ventricoli o di resincronizzazione cardiaca. La scelta dipende dalla malattia, non dall’attrattiva della miniaturizzazione.
Resta anche il problema del tempo: la batteria non è eterna. Alla fine della sua durata occorre pianificare la gestione del dispositivo e l’eventuale impianto di un nuovo sistema; la rimozione non è automaticamente semplice né sempre necessaria. Controlli specialistici restano indispensabili.
Per la sanità italiana, la misura dell’innovazione deve essere questa: pazienti selezionati correttamente, operatori preparati, risultati verificati e continuità assistenziale. Acquistare tecnologia senza garantire il percorso di cura non basta. Il dispositivo più nuovo è un vantaggio soltanto quando è quello giusto per il malato.