Dal Fronte · 2026-09-29
Napoli-Portici: 187 anni della prima ferrovia italiana
di La redazione
Il 3 ottobre ricorrono 187 anni dall’inaugurazione della Napoli-Portici, la prima linea ferroviaria realizzata sul territorio dell’Italia attuale. Era il 1839 e l’unità nazionale doveva ancora arrivare: quel tratto di poco più di sette chilometri, costruito nel Regno delle Due Sicilie, segnò l’ingresso della penisola nell’epoca del trasporto su rotaia.
L’opera nacque su iniziativa dell’ingegnere francese Armand Bayard de la Vingtrie, attraverso una concessione del governo borbonico. All’inaugurazione partecipò Ferdinando II. Non era ancora una rete nazionale, né poteva esserlo nel quadro politico dell’epoca: era l’avvio di un sistema destinato a trasformare spostamenti, commerci e organizzazione del territorio.
La ricorrenza consente di ricordare un primato meridionale senza trasformarlo in una contrapposizione tra parti d’Italia. La storia ferroviaria nazionale si costruì attraverso iniziative di diversi Stati preunitari, successivamente collegate e sviluppate. Il valore di quella prima linea sta nella concretezza dell’innovazione: infrastrutture, personale specializzato, officine e capacità di gestire un servizio nuovo.
A questa vicenda è legato il complesso di Pietrarsa, nato dal 1840 come opificio borbonico e divenuto un importante stabilimento per le lavorazioni meccaniche e ferroviarie. Oggi ospita il Museo nazionale ferroviario di Pietrarsa, curato dalla Fondazione FS Italiane, dove locomotive, carrozze e ambienti industriali raccontano l’evoluzione del viaggio e della tecnica. Il museo conserva anche la riproduzione della locomotiva Bayard realizzata nel 1939 per il centenario della linea.
L’anniversario offre dunque un’occasione per guardare oltre la celebrazione. Una ferrovia produce valore quando collega territori, sostiene attività economiche e mantiene affidabili infrastrutture e mezzi. È una lezione ancora attuale per un Paese dalla geografia complessa come il nostro.
Custodire questa memoria significa riconoscere che la forza industriale italiana ha radici anche nelle officine, nella formazione tecnica e nella manutenzione quotidiana. Il patrimonio ferroviario non racconta soltanto come viaggiavamo: ricorda quanto lavoro serva per tenere unita e funzionante una nazione.