Dal Fronte · 2026-09-28
Monte Grappa 1917: la vittoria italiana dopo Caporetto
di La redazione
Una battaglia si vince anche impedendo al nemico di raggiungere il proprio obiettivo. Sul Monte Grappa, tra novembre e dicembre 1917, l’Esercito italiano riuscì in questo: arrestare la spinta austro-tedesca verso la pianura veneta dopo la rottura del fronte a Caporetto. Fu una vittoria difensiva, ottenuta mentre il Paese affrontava la sua crisi militare più grave dall’ingresso nella Grande Guerra.
Il massiccio si trovava in una posizione cruciale, tra la valle del Brenta e quella del Piave. Perderlo avrebbe aperto agli attaccanti una via verso la pianura e minacciato alle spalle lo schieramento italiano. Tenerlo significava dare continuità al nuovo fronte e tempo ai reparti per riorganizzarsi.
A sostenerne la difesa fu la 4ª Armata, comandata dal generale Mario Nicolis di Robilant, ripiegata dal Cadore. Sul Grappa combatterono fanti, alpini, artiglieri e altri reparti, in un terreno che rendeva difficili i rifornimenti, il trasporto dei feriti e i collegamenti. Le predisposizioni stradali e logistiche avviate prima della ritirata contribuirono a rendere possibile la resistenza.
Gli attacchi investirono ripetutamente creste e quote del massiccio. I combattimenti interessarono, fra gli altri settori, il Monte Pertica e il Monte Asolone. Ci furono arretramenti locali, posizioni perdute e contrattacchi: non una difesa immobile, ma una lotta per impedire che ogni cedimento diventasse una breccia irreparabile.
Il risultato va misurato sull’obiettivo strategico. Gli attaccanti conquistarono terreno, ma non riuscirono a provocare il crollo della difesa del Grappa né a ottenere lo sbocco decisivo nella pianura attraverso il massiccio. La linea italiana resistette. L’arrivo degli alleati francesi e britannici contribuì intanto al consolidamento complessivo del fronte.
Il Grappa sarebbe tornato al centro dei combattimenti nel 1918. La vittoria dell’autunno precedente conserva però un significato autonomo: dimostrò che Caporetto non aveva distrutto la capacità di combattere dell’Esercito italiano. Ricordarla significa riconoscere il valore di uomini e reparti che trasformarono una ritirata in una resistenza efficace, senza nascondere errori, perdite e durezza della guerra.