Dal Fronte · 2026-09-28

Monte Corno, la vittoria degli arditi nel maggio 1918

di La redazione

Una parete da scalare, una posizione nemica da raggiungere, pochissimo spazio per sbagliare. Il 13 maggio 1918, sul Monte Corno, il tenente Carlo Sabatini guidò un piccolo gruppo di arditi in un’azione che contribuì a rendere saldo il possesso italiano della cima. Fu una vittoria circoscritta, non una battaglia capace da sola di cambiare la guerra: proprio questa distinzione permette di comprenderne il valore senza deformare la storia.

Il monte, nel settore del Pasubio, aveva già un significato particolare per l’Italia. Qui, nel luglio 1916, erano stati catturati dagli austro-ungarici Cesare Battisti e Fabio Filzi, successivamente giustiziati a Trento. Il nome odierno, Corno Battisti, conserva la memoria di quegli avvenimenti. Nel 1918, tuttavia, l’obiettivo non era soltanto simbolico: si combatteva per una posizione montana inserita nel sistema difensivo avversario.

La conquista italiana si sviluppò attraverso le operazioni di maggio. Dopo l’attacco del 10 maggio, restavano da superare resistenze e difficoltà che rendevano precario il controllo della posizione. Il 13 maggio Sabatini affrontò con i suoi uomini una scalata particolarmente esposta, raggiungendo la sommità e sorprendendo il presidio nemico. L’azione gli valse la Medaglia d’oro al valor militare, la cui motivazione documenta il carattere eccezionale dell’impresa.

In questo episodio emerge una caratteristica concreta della guerra sulle montagne: occupare un tratto di terreno non significava automaticamente dominarlo. Pareti, anfratti e accessi obbligati potevano consentire ai difensori di continuare a opporre resistenza anche a distanza minima dagli attaccanti. Servivano preparazione, iniziativa e una conoscenza diretta del terreno.

Il successo del Monte Corno appartiene alla storia degli arditi, reparti d’assalto addestrati per compiti particolarmente difficili. Ricordarlo significa riconoscere il coraggio dei combattenti italiani senza attribuire all’episodio conseguenze strategiche che non ebbe. La memoria nazionale si rafforza anche così: distinguendo le grandi offensive dalle vittorie locali e restituendo a ciascuna il suo nome, i suoi protagonisti e il suo posto nella storia.

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