Dal Fronte · 2026-09-28
Moka Bialetti, storia dell’invenzione italiana nata nel 1933
di La redazione
Ci sono creazioni italiane che non hanno bisogno di un monumento: basta aprire la credenza. La Moka Express, nata nel 1933 con Alfonso Bialetti, appartiene a questa categoria. Il corpo in alluminio, la sagoma ottagonale e il manico isolante hanno dato una forma riconoscibile a uno dei gesti più comuni della vita domestica: preparare il caffè.
Il progetto prende corpo a Crusinallo, nel territorio di Omegna, oggi nella provincia del Verbano-Cusio-Ossola. È un esempio concreto di come la lavorazione dei metalli possa diventare un prodotto destinato al grande pubblico. Nel secondo dopoguerra Renato Bialetti, figlio di Alfonso, ne guida l’espansione industriale e commerciale. La pubblicità e il celebre omino con i baffi contribuiscono a rendere il marchio immediatamente identificabile.
Il funzionamento si affida a pochi elementi. Nella parte inferiore si mette l’acqua; il filtro a imbuto contiene il caffè macinato; il recipiente superiore raccoglie la bevanda. Scaldandosi, l’aria e il vapore presenti nella caldaia fanno aumentare la pressione, che spinge l’acqua attraverso il caffè e poi lungo il condotto centrale. Non è quindi un semplice passaggio di vapore nella polvere.
La moka non produce lo stesso risultato di una macchina espresso: lavora con pressioni e modalità di estrazione differenti. Il suo valore non consiste nell’imitazione del bar, ma nell’avere costruito un modo autonomo, accessibile e ripetibile di preparare il caffè in casa.
Anche la manutenzione racconta la qualità del progetto: filtro e guarnizione possono essere sostituiti, mentre la valvola di sicurezza deve restare pulita ed efficiente. Per dosi, lavaggio e fonti di calore compatibili occorre seguire le istruzioni del modello utilizzato.
La presenza della Moka Express nella collezione del Museum of Modern Art di New York ne conferma il rilievo nella storia del design. Ma la lezione resta soprattutto italiana: un’invenzione diventa patrimonio quando la competenza tecnica incontra le necessità reali. Difendere questa eredità significa custodire progettazione, manifattura e capacità di fare bene oggetti destinati a durare.