Dal Fronte · 2026-09-28
Mechili 1941: la vittoria e il contributo dei bersaglieri
di La redazione
L’8 aprile 1941, a Mechili, nell’interno della Cirenaica, le forze italiane e tedesche ottennero una netta vittoria contro i reparti britannici e del Commonwealth rimasti isolati. Tra i prigionieri figurava il generale Michael Gambier-Parry, comandante della 2ª Divisione corazzata britannica. Fu un successo concreto della controffensiva dell’Asse in Africa settentrionale, con un contributo italiano che merita di essere ricordato senza attribuire a un solo esercito il risultato comune.
Il contesto era quello di un rapido rovesciamento del fronte. Dopo le pesanti sconfitte italiane dell’inverno precedente, l’arrivo dell’Afrika Korps e la ripresa dell’iniziativa avevano costretto le forze britanniche a ripiegare attraverso la Cirenaica. La velocità dell’avanzata, le distanze e le difficoltà dei collegamenti rendevano particolarmente vulnerabili i comandi e le colonne in ritirata.
Mechili era un nodo delle piste del deserto: controllarlo significava interferire con i movimenti tra l’interno e la costa. Qui si concentrarono il comando della divisione corazzata britannica e reparti della 3ª Brigata motorizzata indiana. Le forze dell’Asse chiusero progressivamente le vie di uscita. Sul versante italiano operarono anche bersaglieri dell’8º Reggimento, appartenente alla Divisione Ariete.
La mattina dell’8 aprile i reparti accerchiati tentarono di aprirsi un passaggio. Una parte degli uomini riuscì a sottrarsi alla cattura, ma il tentativo non liberò l’intero dispositivo. Il comando divisionale e numerosi militari finirono prigionieri. È una distinzione importante: a Mechili non venne catturata in blocco un’intera divisione corazzata schierata al completo, bensì un raggruppamento comprendente il suo quartier generale e altre unità.
La vittoria contribuì al collasso della posizione britannica in Cirenaica, ma non decise la campagna africana. L’avanzata dell’Asse avrebbe presto incontrato una resistenza ben più tenace davanti a Tobruk.
Mechili resta dunque un episodio da collocare nella sua giusta misura: capacità di manovra, pressione sui collegamenti avversari e cooperazione tra alleati. Per la memoria militare italiana, il valore dei bersaglieri non ha bisogno di leggende: emerge già dalla ricostruzione rigorosa dei fatti.