Dal Fronte · 2026-09-28

Marconi e la telegrafia senza fili: l’intuizione italiana

di La redazione

Prima della voce e della musica, la radio fu un modo nuovo di far viaggiare segnali. Nel 1895, a Villa Griffone, a Pontecchio, vicino a Bologna, il giovane Guglielmo Marconi condusse gli esperimenti che segnarono l’avvio del suo sistema di telegrafia senza fili. Il passaggio decisivo fu ottenere comunicazioni anche oltre un ostacolo del terreno: non più soltanto una dimostrazione da laboratorio, ma la prospettiva di collegare luoghi senza stendere un cavo.

Marconi non partiva dal nulla. James Clerk Maxwell aveva elaborato la teoria delle onde elettromagnetiche; Heinrich Hertz ne aveva dimostrato sperimentalmente l’esistenza. Altri ricercatori, fra cui l’italiano Augusto Righi, avevano approfondito quel campo. Il contributo di Marconi fu sviluppare e integrare trasmettitori, ricevitori, antenne e collegamenti a terra per rendere quelle conoscenze uno strumento di comunicazione a distanza.

Nel 1896 si trasferì in Gran Bretagna, dove presentò la domanda di brevetto per il proprio sistema. L’anno successivo nacque l’impresa destinata a svilupparne le applicazioni commerciali. È un tratto importante della vicenda: l’intuizione maturò in Italia, mentre una parte decisiva della crescita industriale trovò sostegno oltreconfine. Ricerca, capitali e organizzazione erano necessari quanto l’apparato tecnico.

Il primo linguaggio di questa rivoluzione non era quello delle trasmissioni radiofoniche odierne. Erano impulsi e messaggi telegrafici, inviati attraverso onde radio. Per le navi significava poter comunicare con la terraferma e con altre imbarcazioni senza dipendere da un collegamento fisico: una trasformazione destinata a incidere anche sulla sicurezza in mare.

Nel 1909 Marconi ricevette il Nobel per la Fisica insieme a Karl Ferdinand Braun, per il contributo allo sviluppo della telegrafia senza fili. Il riconoscimento condiviso ricorda che le grandi tecnologie hanno spesso più protagonisti, senza cancellare il valore dell’iniziativa italiana.

Villa Griffone ospita oggi il Museo Marconi, dedicato alle origini delle radiocomunicazioni. Il lascito di questa storia è concreto: conoscere un fenomeno non basta, bisogna saperlo trasformare in strumenti affidabili. È su questo passaggio, fra studio, sperimentazione e impresa, che l’ingegno italiano ha scritto una pagina decisiva della modernità.

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