Dal Fronte · 2026-09-25

Laser nel restauro: ricerca italiana per proteggere i monumenti

di La redazione

FIRENZE — L’innovazione non serve soltanto a costruire il nuovo. Può aiutare a conservare ciò che rende riconoscibile l’Italia: facciate, sculture, superfici lavorate secoli fa. La pulitura laser è un esempio concreto dell’incontro fra ricerca, industria e restauro, un campo nel quale il nostro Paese dispone di competenze sviluppate da istituti scientifici e laboratori di conservazione.

Il principio è quello dell’interazione fra luce e materia. Impulsi laser, regolati in funzione della superficie e dello strato da eliminare, possono rimuovere depositi e incrostazioni. In condizioni appropriate, la diversa risposta dei materiali alla radiazione permette di intervenire sul deposito limitando l’azione sul supporto originale. Non è però una selettività automatica: dipende dalle caratteristiche dell’opera e dai parametri scelti.

Il vantaggio è poter lavorare senza il contatto meccanico di uno strumento abrasivo. Questo non rende il trattamento innocuo per definizione. Una scelta sbagliata della lunghezza d’onda, dell’energia o della durata degli impulsi può provocare alterazioni cromatiche o danni. Per questo si parte dall’esame dei materiali, da piccole aree di prova e dalla verifica dei risultati.

In Italia, l’Istituto Nazionale di Ottica del Consiglio nazionale delle ricerche ha sviluppato studi e applicazioni dei laser alla conservazione del patrimonio. L’esperienza dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze documenta, più in generale, quanto la diagnostica e la sperimentazione siano parte essenziale del restauro: la macchina non sostituisce la competenza di chi deve decidere se, dove e quanto pulire.

Non esiste infatti una ricetta valida per ogni monumento. Pietre, pigmenti, patine storiche e precedenti trattamenti reagiscono diversamente. Il laser può essere affiancato ad altri metodi oppure escluso quando non offre adeguate garanzie. Anche la sicurezza del cantiere richiede protezioni oculari appropriate, controllo dell’area di lavoro e gestione dei residui prodotti.

È una lezione attuale per la politica dell’innovazione: tutelare il patrimonio significa anche sostenere ricerca applicata, formazione specialistica e imprese capaci di realizzare strumenti di precisione. La tecnologia vale quando risolve un problema reale, senza sacrificare l’originale che deve proteggere.

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