Dal Fronte · 2026-09-28
CBAM 2026: cosa cambia per l’industria italiana
di La redazione
Il 2026 segna il passaggio alla fase definitiva del CBAM, il meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere. Dal 1° gennaio, dopo il periodo transitorio avviato nell’ottobre 2023, il sistema introduce una responsabilità economica legata alle emissioni incorporate in determinate merci importate nell’Unione. Per l’Italia, grande Paese manifatturiero, è una questione di concorrenza e sicurezza delle filiere, non soltanto ambientale.
Il quadro riguarda specifiche categorie di cemento, ferro e acciaio, alluminio, fertilizzanti, elettricità e idrogeno. Non significa che qualsiasi prodotto contenente questi materiali ricada automaticamente nel meccanismo: contano la classificazione doganale, il campo di applicazione e le esenzioni previste dalla normativa. La verifica deve quindi partire dalle merci effettivamente importate, evitando generalizzazioni.
La logica è collegare il trattamento delle importazioni al prezzo del carbonio sostenuto dai produttori europei attraverso il sistema ETS. Senza un correttivo, una produzione soggetta a vincoli meno onerosi all’estero può godere di un vantaggio rispetto a quella realizzata nell’Unione. Il CBAM mira a contrastare questo squilibrio e il trasferimento delle produzioni verso Paesi con politiche climatiche meno rigorose.
Il funzionamento non coincide con un semplice dazio fisso. Sono rilevanti le emissioni associate alla produzione e, alle condizioni stabilite dalle regole europee, l’eventuale prezzo del carbonio già effettivamente pagato nel Paese d’origine. Il sistema prevede certificati collegati al mercato europeo delle emissioni; il passaggio dal periodo transitorio agli obblighi definitivi richiede pertanto attenzione anche sul piano amministrativo.
Per le imprese italiane che acquistano materiali fuori dall’Unione, la priorità è individuare correttamente chi assume il ruolo di importatore, verificare gli adempimenti applicabili e ottenere dai fornitori informazioni adeguate. Una descrizione commerciale generica non basta a stabilire il trattamento doganale di una merce.
La misura va giudicata anche sulla sua capacità di tutelare chi produce in Italia senza scaricare complessità sproporzionate sulle aziende utilizzatrici. Difendere la manifattura significa pretendere concorrenza leale, regole comprensibili e controlli efficaci: la protezione del mercato europeo deve tradursi in condizioni concrete per continuare a investire e lavorare nel nostro Paese.