Dal Fronte · 2026-09-28
Imballaggi, regole UE 2026: la sfida per le imprese italiane
di La redazione
Gli imballaggi sono una componente strategica del prodotto italiano: proteggono gli alimenti, consentono il trasporto dei medicinali e accompagnano le esportazioni. Al 28 settembre, il riferimento normativo è il regolamento europeo 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, che fissa al 12 agosto 2026 la propria data generale di applicazione. È un passaggio che interessa produttori, importatori e distributori, non soltanto le aziende che fabbricano confezioni.
Il provvedimento comprende tutti gli imballaggi, indipendentemente dal materiale utilizzato, e punta a disciplinarne l’intero ciclo di vita. Interviene sulla progettazione, sulla riduzione del materiale superfluo, sulla riciclabilità e, nei casi previsti, sul riutilizzo. È un regolamento: diversamente da una direttiva, non richiede una legge nazionale di recepimento per essere direttamente applicabile.
La distinzione decisiva riguarda però il calendario. La data generale non significa che ogni requisito tecnico e ogni divieto siano diventati operativi contemporaneamente. Il testo prevede scadenze successive e disposizioni la cui attuazione dipende anche da ulteriori atti europei. Presentare tutte le confezioni oggi in commercio come improvvisamente fuori norma sarebbe dunque scorretto.
Per le imprese italiane il lavoro concreto consiste nell’individuare le disposizioni pertinenti alla propria attività, verificare materiali e documentazione e programmare gli adeguamenti con i fornitori. Un contenitore alimentare, una scatola per spedizioni e un imballaggio industriale non possono essere trattati come oggetti equivalenti. Anche la distribuzione delle responsabilità lungo la filiera richiede attenzione.
Il punto, per l’Italia, è accompagnare il cambiamento senza disperdere competenze produttive. Ridurre gli sprechi è un obiettivo ragionevole; compromettere la conservazione degli alimenti, la sicurezza o l’integrità delle merci non lo sarebbe. Lo stesso quadro europeo riconosce esigenze di funzionalità e protezione del prodotto.
La partita va quindi affrontata con investimenti, chiarezza normativa e tempi coerenti con gli obblighi effettivi. Difendere il sistema produttivo nazionale significa anche questo: evitare allarmismi, distinguere le scadenze e trasformare l’adeguamento in qualità industriale, non in burocrazia fine a sé stessa.