Dal Fronte · 2026-09-25
Patto Hitler-Stalin: la contraddizione storica del PCI
di La redazione
Il settembre 1939 mette davanti alla sinistra italiana una contraddizione storica precisa: l’Unione Sovietica, riferimento politico del PCI, collaborò con la Germania nazista alla spartizione della Polonia. Ricordarlo oggi non significa equiparare ogni esperienza della sinistra al regime di Stalin, ma rifiutare una memoria nella quale l’antifascismo cancelli le responsabilità comuniste.
Il 23 agosto 1939 i ministri degli Esteri Molotov e Ribbentrop firmarono il patto di non aggressione tedesco-sovietico. Un protocollo segreto delimitava le rispettive sfere d’influenza nell’Europa orientale. Il primo settembre Hitler invase la Polonia; il 17 settembre l’Armata Rossa entrò da est. Il 28 settembre un nuovo trattato fra Berlino e Mosca consolidò la spartizione del territorio polacco.
Non fu soltanto una tregua diplomatica. All’occupazione sovietica seguirono repressione e deportazioni. Nella primavera del 1940 la polizia politica sovietica assassinò migliaia di ufficiali e altri prigionieri polacchi nel massacro noto come Katyn. Per decenni Mosca attribuì il crimine ai tedeschi; soltanto nel 1990 le autorità sovietiche ne riconobbero la responsabilità.
Il PCI operava allora nella clandestinità e nell’esilio, perseguitato dal fascismo. Questo dato essenziale non annulla l’altro: il partito apparteneva all’Internazionale comunista e ne seguì l’indirizzo, che dopo il patto presentò la guerra come scontro imperialistico, abbandonando la precedente strategia dei fronti antifascisti. L’autonomia politica dei comunisti italiani si fermò davanti alla decisione di Stalin.
L’invasione tedesca dell’URSS, nel giugno 1941, cambiò nuovamente il quadro. Il successivo contributo dei comunisti alla Resistenza italiana fu reale e importante, ma non rende retroattivamente antifascista la politica sovietica del 1939.
Il criterio da applicare anche nel dibattito odierno è netto: nessuna responsabilità penale si eredita e il PD non coincide con il PCI. La continuità di una tradizione politica, però, richiede un giudizio storico completo. Condannare il nazismo senza attenuanti e riconoscere aggressioni, repressioni e subordinazione a Mosca non sono operazioni alternative: sono entrambe necessarie.