Dal Fronte · 2026-09-28

Il CERN compie 72 anni: il ruolo della ricerca italiana

di La redazione

Il CERN compie domani, 29 settembre, 72 anni. In quella data del 1954 entrò in vigore la convenzione istitutiva dell’Organizzazione europea per la ricerca nucleare: un passaggio che diede forma a uno dei principali centri mondiali per lo studio dei costituenti fondamentali della materia. L’Italia figura tra i dodici Paesi fondatori. Non è una presenza di contorno, ma una componente strutturale di questa impresa scientifica.

Il laboratorio, situato al confine tra Svizzera e Francia, ospita il Large Hadron Collider, l’acceleratore di particelle lungo circa 27 chilometri. Qui gli esperimenti ATLAS e CMS annunciarono il 4 luglio 2012 l’osservazione di una nuova particella, successivamente identificata come il bosone di Higgs. Un risultato al quale contribuirono anche ricercatori italiani e gruppi dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, insieme alle università.

Il legame italiano con il CERN non si esaurisce in quella scoperta. Le strutture dell’INFN partecipano ai quattro grandi esperimenti del collisore: ALICE, ATLAS, CMS e LHCb. Il lavoro comprende la progettazione e la costruzione di rivelatori, lo sviluppo di strumenti elettronici, il calcolo e l’analisi dei dati. Dietro una misura scientifica ci sono anni di preparazione, apparati complessi e competenze che devono essere formate e mantenute.

C’è inoltre una dimensione industriale. La realizzazione delle infrastrutture del CERN richiede magneti, sistemi criogenici, tecnologie del vuoto, meccanica di precisione ed elettronica. Le imprese italiane hanno contribuito alla costruzione del LHC: è un esempio concreto di come la ricerca fondamentale possa incontrare capacità produttive altamente specializzate, senza confondere questo rapporto con un ritorno economico automatico per ogni investimento.

L’anniversario offre quindi una chiave di lettura attuale: partecipare ai grandi laboratori internazionali significa anche custodire competenze nazionali difficili da sostituire. Per l’Italia la priorità dovrebbe essere dare continuità alla formazione scientifica, ai laboratori e al rapporto con l’industria. Il prestigio non basta: conta mettere ricercatori e tecnici nelle condizioni di lavorare, assumere responsabilità e trasferire conoscenze. È così che una presenza storica diventa una risorsa per il futuro.

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