Dal Fronte · 2026-10-02

Transumanza italiana, il 2026 è l’Anno dei pascoli e dei pastori

di La redazione

L’autunno è una delle stagioni della transumanza: dove questa pratica è ancora mantenuta, greggi e mandrie lasciano i pascoli in quota per raggiungere aree più basse, secondo tempi dettati dal clima, dalla disponibilità di erba e dalle consuetudini locali. Nel 2026 questo lavoro si inserisce in una cornice internazionale precisa: le Nazioni Unite hanno proclamato l’Anno internazionale dei pascoli e dei pastori, con la FAO come organismo guida.

L’obiettivo è richiamare l’attenzione sul ruolo dei territori a pascolo e delle comunità pastorali nella produzione alimentare, nella gestione delle risorse naturali e nelle economie rurali. Per l’Italia significa guardare a un’attività che attraversa Alpi, Appennini e isole, con forme diverse e un patrimonio di conoscenze costruito nel tempo.

La transumanza è iscritta dal 2019 nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’UNESCO, attraverso una candidatura iniziale di Italia, Austria e Grecia. Nel 2023 il riconoscimento è stato ampliato ad altri Paesi europei. Al centro non c’è soltanto lo spostamento degli animali: ci sono conoscenze dell’ambiente, capacità di allevamento, pratiche artigianali e relazioni fra comunità.

I tratturi dell’Italia centro-meridionale rendono visibile questa storia. Sono percorsi che hanno collegato pascoli e insediamenti, contribuendo a organizzare il territorio. Ma la pastorizia contemporanea non può essere ridotta a una fotografia del passato: richiede accesso all’acqua, assistenza veterinaria, percorsi praticabili, aziende economicamente sostenibili e possibilità di ricambio generazionale.

Anche il rapporto con l’ambiente va letto senza automatismi. Un pascolamento adeguato alle condizioni locali può contribuire a mantenere gli spazi aperti; carichi eccessivi o una gestione inappropriata possono invece danneggiare suolo e vegetazione. Servono competenza e valutazioni sul campo.

Il valore nazionale di questa attività sta qui: trasformare una conoscenza ereditata in lavoro e produzioni riconoscibili. L’Anno internazionale offre l’occasione per ricordare che tutelare la tradizione significa mettere chi la pratica nelle condizioni di continuare, non limitarsi a celebrarla.

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