Dal Fronte · 2026-09-25

CIE e servizi online: come funziona l’identità digitale

di La redazione

ROMA — Una tecnologia già nelle tasche di molti italiani può ridurre la distanza dagli sportelli pubblici. È il microchip della Carta d’identità elettronica, la CIE: oltre alle funzioni di riconoscimento personale, il documento consente di accedere ai servizi online che espongono il pulsante «Entra con CIE». Un’infrastruttura nazionale realizzata dal Ministero dell’Interno con il Poligrafico e Zecca dello Stato.

Il funzionamento più direttamente legato alla carta sfrutta la comunicazione NFC, la tecnologia a corto raggio presente negli smartphone compatibili. Attraverso l’app ufficiale CieID, il telefono può leggere il documento e impiegarlo per l’autenticazione. Non basta fotografare la tessera: l’accesso coinvolge il chip e richiede il PIN. La vicinanza fisica tra carta e dispositivo è parte della procedura.

Il sistema prevede tre livelli di autenticazione, con requisiti differenti. Per gli accessi di livello 1 e 2 si possono attivare le credenziali CIE e utilizzare le modalità previste dal servizio, senza leggere ogni volta la carta. Il livello 3 richiede invece l’impiego del documento e del PIN, mediante uno smartphone NFC oppure un computer con lettore compatibile e software dedicato. È il servizio richiesto a determinare il livello necessario.

Il passaggio pratico da non trascurare riguarda i codici. Il PIN della CIE è composto da otto cifre, consegnate in due parti: la prima durante la richiesta del documento, la seconda insieme alla carta. Il PUK serve a sbloccare il PIN. Chi non dispone più dei codici deve seguire le procedure ufficiali di recupero o ristampa, evitando intermediari e applicazioni non riconducibili ai canali istituzionali.

Il valore dell’innovazione sta nell’utilità quotidiana: consultare un fascicolo, presentare una domanda, accedere a un portale senza creare un’identità separata per ogni amministrazione. La CIE non rende automaticamente digitale ogni pratica e non sostituisce le regole del singolo ente. Offre però una chiave pubblica comune. Perché funzioni davvero, alla sicurezza tecnica devono affiancarsi istruzioni comprensibili, servizi accessibili e assistenza per chi incontra difficoltà.

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