Dal Fronte · 2026-09-28
Identità digitale europea: portafoglio entro fine 2026
di La redazione
L’identità digitale europea entra nel trimestre decisivo del suo calendario normativo. Entro la fine del 2026 gli Stati membri devono mettere a disposizione almeno un portafoglio europeo di identità digitale: uno strumento per identificarsi e presentare attestazioni elettroniche nell’accesso a servizi pubblici e privati. Per l’Italia la partita riguarda la semplicità delle procedure, la protezione dei dati e la capacità di far funzionare i propri servizi anche oltre confine.
La base giuridica è il regolamento UE 2024/1183, che modifica il quadro europeo sull’identificazione elettronica, noto come eIDAS. La disposizione collega il termine di attuazione ai successivi atti esecutivi: il calendario illustrato dalla Commissione europea indica la fine del 2026 per la disponibilità dei portafogli nazionali. È una scadenza normativa, non la certificazione che tutti i sistemi siano già operativi.
Il principio è consentire all’utente di conservare e presentare dati identificativi e attestazioni attraverso uno strumento riconosciuto negli altri Paesi dell’Unione. Tra gli impieghi previsti figurano l’accesso ai servizi amministrativi e la dimostrazione di qualifiche o requisiti personali. La disponibilità concreta dei singoli documenti e servizi dipenderà dall’attuazione e dal collegamento con i soggetti che li rilasciano.
Un punto va chiarito: l’uso del portafoglio sarà volontario. Il regolamento stabilisce che chi non lo utilizza non debba subire restrizioni o svantaggi nell’accesso ai servizi pubblici e privati, al mercato del lavoro o nell’attività d’impresa. Devono restare possibili altri mezzi di identificazione e autenticazione già disponibili.
La tutela dei dati è altrettanto centrale. Il sistema deve permettere di condividere soltanto le informazioni necessarie: dimostrare un requisito non dovrebbe comportare automaticamente la consegna di tutti i dati presenti in un documento. Sono previste garanzie di sicurezza e certificazione.
Per l’Italia, dunque, il metro del successo non sarà il numero di nuove applicazioni. Saranno l’affidabilità, l’integrazione con i servizi esistenti e la riduzione delle incombenze per cittadini e imprese. Innovare significa rendere lo Stato più efficiente, senza trasformare una possibilità digitale in un ostacolo per chi preferisce altri canali.