Dal Fronte · 2026-09-27
Ictus e trombectomia: innovazione, tempi e limiti della cura
di La redazione
Nell’ictus ischemico, una delle innovazioni più concrete non è una medicina miracolosa: è la possibilità di raggiungere un’arteria cerebrale ostruita e rimuovere il coagulo dall’interno. Si chiama trombectomia meccanica. Nei pazienti con occlusione di un grande vaso che soddisfano i criteri clinici e radiologici, può ridurre la disabilità rispetto alla sola terapia medica. La svolta è documentata; presentarla come soluzione per ogni ictus sarebbe falso.
La procedura viene eseguita da specialisti attraverso cateteri introdotti nel sistema arterioso, generalmente dall’inguine o dal polso. Il trombo viene aspirato oppure catturato con dispositivi dedicati, tra cui gli stent retriever. L’obiettivo è ripristinare il flusso sanguigno prima che il danno cerebrale diventi irreversibile. Non è un intervento privo di rischi: sono possibili emorragie e lesioni dei vasi.
Gli studi clinici pubblicati nel 2015 hanno consolidato l’efficacia del trattamento nelle occlusioni selezionate della circolazione cerebrale anteriore. Successivamente, gli studi DAWN e DEFUSE 3 hanno dimostrato benefici anche oltre le prime ore, in pazienti selezionati mediante criteri specifici e diagnostica avanzata. In determinate condizioni, la valutazione può arrivare fino a 24 ore dall’ultima volta in cui il paziente era noto senza sintomi. Non significa avere un giorno a disposizione: ogni ritardo può compromettere il risultato.
Prima occorre distinguere l’ictus ischemico da quello emorragico e individuare l’eventuale occlusione. La trombolisi farmacologica, quando indicata, conserva il proprio ruolo: trombectomia e farmaco non sono alternative da scegliere autonomamente. Decide l’équipe sulla base degli esami e delle condizioni del paziente.
Per l’Italia, il punto decisivo è organizzativo: soccorsi tempestivi, diagnostica disponibile, unità ictus e collegamenti rapidi con i centri capaci di intervenire. Acquistare dispositivi senza garantire questo percorso non basta.
Bocca improvvisamente storta, debolezza a un braccio o difficoltà nel parlare richiedono una chiamata immediata al 112 o al 118. Anche sintomi che regrediscono meritano una valutazione urgente. La misura del progresso non è il macchinario inaugurato: è il paziente che arriva in tempo alla cura appropriata.