Dal Fronte · 2026-09-28

Giulio Natta e il polipropilene: la scoperta italiana

di La redazione

Una parte dell’ingegno italiano si nasconde negli oggetti più comuni: contenitori, fibre, componenti per automobili, articoli domestici. A unirli può essere il polipropilene, una materia plastica la cui storia porta al lavoro di Giulio Natta e del suo gruppo al Politecnico di Milano. Nel 1954 ottennero il polipropilene isotattico, una svolta nella capacità di costruire materiali governandone la struttura molecolare.

Il punto non era semplicemente inventare un’altra plastica. Un polimero è formato da lunghe catene di unità ripetute; il modo in cui queste si dispongono nello spazio ne influenza le proprietà. Nel polipropilene isotattico i gruppi laterali seguono una disposizione regolare. Questo ordine favorisce la cristallinità e permette di ottenere un materiale con caratteristiche utili alla lavorazione industriale e alla realizzazione di oggetti resistenti e leggeri.

Natta sviluppò le proprie ricerche a partire anche dai risultati del chimico tedesco Karl Ziegler sui catalizzatori per la polimerizzazione. Il contributo italiano fu decisivo nel controllo della struttura stereochimica dei polimeri. Nel 1963 i due scienziati ricevettero insieme il premio Nobel per la Chimica, per le scoperte nel campo della chimica e della tecnologia degli alti polimeri.

Dalla ricerca alla fabbrica il passaggio avvenne attraverso la collaborazione con Montecatini. Nel 1957 iniziò a Ferrara la produzione industriale del polipropilene isotattico. Il nome commerciale Moplen sarebbe diventato familiare agli italiani, accompagnando la diffusione di nuovi oggetti nelle case e contribuendo alla modernizzazione dei consumi e della manifattura.

La lezione resta attuale: una scoperta diventa forza nazionale quando trova laboratori preparati, imprese capaci di investire e competenze per produrre. Non basta celebrare il genio individuale; occorre riconoscere il lavoro delle squadre di ricerca e la capacità industriale che porta un risultato fuori dall’università.

Questa storia non cancella il problema dei rifiuti plastici. Durata, raccolta, riciclo e impieghi appropriati sono questioni essenziali. Conoscere il valore tecnico di un materiale significa anche utilizzarlo responsabilmente. L’eredità di Natta è proprio questa: non subire la materia, ma imparare a governarla.

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