Dal Fronte · 2026-09-29
Giarabub 1941: Castagna e la resistenza del presidio italiano
di La redazione
Nel deserto libico, vicino al confine egiziano, Giarabub fu uno dei presidi italiani rimasti isolati durante l’offensiva britannica dell’inverno 1940-1941. Mentre lo schieramento italiano in Cirenaica subiva il crollo provocato dall’operazione Compass, la guarnigione dell’oasi continuò a resistere. La sua difesa terminò il 21 marzo 1941, dopo mesi di crescente pressione e difficoltà nei rifornimenti.
A comandarla era il tenente colonnello Salvatore Castagna. Ai suoi ordini combattevano militari italiani e truppe coloniali libiche: una composizione che appartiene alla realtà storica di quel fronte e che va ricordata senza cancellazioni. L’isolamento rese progressivamente più difficile alimentare il presidio, assistere i feriti e mantenere l’efficienza delle posizioni difensive.
Giarabub non era una grande fortezza industriale, ma un’oasi la cui difesa dipendeva anche dal controllo delle alture e degli accessi attraverso il deserto. La distanza dalle altre forze italiane e la pressione avversaria trasformarono la permanenza sul posto in una prova di tenuta militare e materiale. I collegamenti aerei contribuirono al sostegno della guarnigione, senza poter risolverne stabilmente le difficoltà.
L’attacco conclusivo fu condotto dalle forze australiane, con il sostegno dell’artiglieria britannica. Castagna rimase ferito durante la fase finale dei combattimenti. La posizione cadde e i superstiti furono fatti prigionieri. Al comandante venne conferita la Medaglia d’oro al valor militare per la condotta tenuta nella difesa del presidio.
La propaganda fascista trasformò presto Giarabub in un simbolo, anche attraverso una canzone destinata a grande diffusione. Il lavoro della memoria, però, deve procedere nella direzione opposta: partire dagli uomini, dai documenti e dalle condizioni concrete della battaglia, non dalle parole costruite per celebrarla.
Ricordare oggi Giarabub significa riconoscere disciplina e coraggio senza attribuire alla resistenza un esito strategico che non ebbe. La sconfitta rimase una sconfitta; il valore dei combattenti non per questo scomparve. È su questa distinzione che una nazione conserva una memoria militare seria: rispetto per chi servì, precisione sui fatti e nessuna necessità di inventare vittorie.