Dal Fronte · 2026-09-29
Francesco d’Assisi: ottocento anni dalla morte nel 2026
di La redazione
Il 3 ottobre saranno ottocento anni dalla morte di Francesco d’Assisi, avvenuta nel 1226 alla Porziuncola, nella pianura ai piedi della città umbra. La ricorrenza liturgica cade invece il 4 ottobre. È una distinzione utile per leggere un anniversario che riguarda la storia religiosa, ma anche la lingua, l’arte e l’identità italiana.
Nato ad Assisi nel 1181 o 1182, figlio di un mercante, Francesco passò dalla giovinezza agiata a una scelta radicale di povertà evangelica. Attorno a lui nacque l’Ordine dei frati minori, la cui Regola fu approvata da papa Onorio III nel 1223. Nel 1228, appena due anni dopo la morte, Gregorio IX lo proclamò santo. Nel 1939 Pio XII lo proclamò patrono d’Italia insieme a santa Caterina da Siena.
La sua presenza nella cultura nazionale non si esaurisce nella devozione. Il Cantico delle creature, composto in volgare umbro e conosciuto anche come Cantico di frate Sole, è uno dei testi fondativi della letteratura italiana. La lode a Dio attraverso gli elementi del creato porta nella scrittura una lingua diversa dal latino dei dotti: accessibile, concreta, capace di una forza poetica ancora riconoscibile.
Anche l’arte conserva questa impronta. La Basilica di San Francesco ad Assisi custodisce cicli pittorici decisivi per la storia della pittura italiana. Il sito riconosciuto dall’UNESCO comprende la basilica e altri luoghi francescani: un patrimonio nel quale architettura, paesaggio e memoria religiosa restano strettamente legati.
L’ottavo centenario offre dunque un’occasione precisa: tornare ai testi e ai luoghi, distinguendo il Francesco storico dalle semplificazioni contemporanee. La sua povertà era una scelta cristiana, non uno slogan; il Cantico è anzitutto una preghiera, non un manifesto moderno.
Per l’Italia, custodire questa eredità significa rendere comprensibile un patrimonio che appartiene alla sua storia profonda. Scuole, biblioteche, musei e comunità locali possono farne materia di conoscenza, oltre la sola celebrazione. La forza di una tradizione si misura anche nella capacità di trasmetterla senza svuotarla del suo significato.