Dal Fronte · 2026-09-25
Foibe e comunismo: responsabilità storiche e memoria nazionale
di La redazione
La memoria delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata pone alla sinistra italiana una questione che non si risolve con il richiamo all’antifascismo: riconoscere senza reticenze i crimini commessi da un movimento comunista. È un tema permanente della vita pubblica nazionale, sul quale esistono riferimenti istituzionali precisi, non una nuova polemica da alimentare con dichiarazioni non verificate.
Le violenze del 1943 e del 1945 nella Venezia Giulia furono opera del movimento di liberazione jugoslavo e degli apparati del potere comunista in formazione. Colpirono militari e civili, italiani ma anche oppositori di altre nazionalità. Non tutte le vittime furono gettate nelle cavità carsiche: deportazioni, fucilazioni e morti in detenzione appartengono alla stessa vicenda repressiva.
La relazione della Commissione storico-culturale italo-slovena, dedicata ai rapporti fra i due popoli dal 1880 al 1956, ricostruisce l’intreccio fra rivalsa nazionale, conquista del potere ed eliminazione degli avversari. La persecuzione fascista delle popolazioni slave e l’occupazione italiana della Jugoslavia sono parte indispensabile del contesto. Non costituiscono, però, una giustificazione delle violenze successive.
La legge 92 del 2004 ha istituito il Giorno del Ricordo, il 10 febbraio, per conservare la memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo e della complessa vicenda del confine orientale. Nel 2007 Giorgio Napolitano, proveniente dalla storia del PCI, denunciò al Quirinale il lungo silenzio su quella tragedia e le responsabilità della sua rimozione. Un passaggio che rende ancora meno sostenibile trattare il riconoscimento di quei crimini come una concessione alla destra.
La conclusione politica è netta: l’appartenenza comunista degli autori non può diventare un’attenuante, così come l’antifascismo non garantisce automaticamente il rispetto della libertà. Ma il rigore impone anche di non attribuire a PD, M5S o CGIL responsabilità collettive per crimini storici altrui: scelte e omissioni vanno documentate singolarmente.
Nel 2020 Sergio Mattarella e il presidente sloveno Borut Pahor si recarono insieme alla foiba di Basovizza. Quel gesto indica una strada concreta: riconciliazione fra nazioni fondata sul riconoscimento delle vittime, non sull’oblio delle responsabilità.