Dal Fronte · 2026-10-01
FERMI a Trieste: il laser italiano che studia la materia
di La redazione
TRIESTE — Per progettare materiali migliori bisogna capire che cosa accade quando gli atomi e gli elettroni vengono sollecitati. A Basovizza, sul Carso triestino, questa frontiera passa da FERMI, il laser a elettroni liberi del centro di ricerca Elettra Sincrotrone Trieste. È un’infrastruttura scientifica italiana che mette a disposizione degli studiosi impulsi di luce intensi e brevissimi, nelle regioni dell’ultravioletto estremo e dei raggi X molli.
Il funzionamento è diverso da quello di un laser comune. Un acceleratore lineare porta gli elettroni a energie elevate; i fasci attraversano poi strutture magnetiche chiamate ondulatori, che ne fanno oscillare la traiettoria e generare radiazione. Una caratteristica distintiva di FERMI è il seeding: un impulso laser esterno avvia e controlla il processo di emissione, migliorando le proprietà della luce prodotta e la riproducibilità delle misure.
Il risultato è uno strumento per indagare trasformazioni che si svolgono su tempi estremamente brevi. In molti esperimenti, un primo impulso eccita il campione e un secondo ne misura la risposta dopo un intervallo controllato. Ripetendo l’operazione con ritardi diversi, i ricercatori ricostruiscono l’evoluzione del fenomeno: non un filmato convenzionale, ma una sequenza di misure sulla dinamica della materia.
Le ricerche riguardano, fra l’altro, proprietà elettroniche e magnetiche dei materiali, molecole e processi fotochimici. Sono conoscenze rilevanti per settori come elettronica, energia e tecnologie dell’informazione. Il passaggio dall’esperimento al prodotto industriale, tuttavia, non è automatico: richiede ulteriori verifiche, sviluppo e investimenti. È proprio questa distinzione a separare il valore scientifico dalle promesse pubblicitarie.
FERMI è inoltre una struttura aperta alla comunità scientifica attraverso proposte di esperimento sottoposte a valutazione. Attorno alla macchina lavorano competenze in fisica degli acceleratori, vuoto, diagnostica, controllo e ottica avanzata.
Per l’Italia, il punto strategico è concreto: ospitare strumenti di questa complessità significa conservare capacità di progettazione, formare specialisti e partecipare da protagonisti alla ricerca internazionale. L’autonomia tecnologica si costruisce anche qui, dove la conoscenza viene prodotta prima di diventare un’applicazione.