Dal Fronte · 2026-09-28
ETS navi, scadenza 30 settembre 2026: cosa prevede
di La redazione
Il 30 settembre 2026 è una scadenza importante per il trasporto marittimo soggetto al sistema europeo di scambio delle quote di emissione, l’ETS. Il calendario stabilito dalla normativa prevede che le compagnie restituiscano quote corrispondenti al 70% delle emissioni del 2025 comprese nel meccanismo. Non si tratta di una tassa da pagare direttamente in porto, ma dell’adempimento annuale collegato alle emissioni verificate.
L’ingresso delle navi nell’ETS è avvenuto gradualmente. Per le emissioni del 2024 la quota da coprire era del 40%; per quelle del 2025 sale al 70%; per quelle del 2026 raggiunge il 100%. È una distinzione essenziale: la scadenza di settembre riguarda l’anno precedente, non tutte le emissioni prodotte dalle navi durante il 2026.
Il perimetro geografico è altrettanto rilevante. Il sistema comprende integralmente le emissioni dei viaggi tra porti dell’Unione e quelle generate dalle navi nei porti europei; considera invece il 50% delle emissioni dei viaggi tra un porto dell’Unione e uno esterno. Sono previste deroghe specifiche: non tutte le rotte possono quindi essere trattate allo stesso modo. Il nucleo principale della disciplina riguarda le grandi navi commerciali e passeggeri di almeno 5.000 tonnellate di stazza lorda.
Un ulteriore passaggio riguarda i gas conteggiati: dal 2026, oltre all’anidride carbonica, entrano nel sistema marittimo anche metano e protossido di azoto. Questo ampliamento riguarda le emissioni dell’anno in corso e non va confuso con l’adempimento in scadenza sulle emissioni del 2025.
Per l’Italia, Paese manifatturiero e marittimo, la questione supera i confini ambientali. Il costo delle quote è una voce economica per gli operatori, ma non permette, da solo, di dedurre aumenti automatici e uniformi dei noli o dei biglietti: incidono contratti, concorrenza, consumi e caratteristiche delle tratte.
La priorità nazionale deve essere accompagnare l’ammodernamento delle flotte senza indebolire gli scali italiani rispetto ai concorrenti fuori dall’Unione. Servono regole applicabili, controlli omogenei e attenzione agli effetti sulle rotte. Ridurre le emissioni e difendere la centralità logistica italiana devono procedere insieme.