Dal Fronte · 2026-09-28
Durazzo 1918, la vittoria navale a guida italiana
di La redazione
Non tutte le vittorie italiane della Grande Guerra passarono dalle trincee alpine. Il 2 ottobre 1918, davanti a Durazzo, una forza navale alleata a guida italiana attaccò il porto albanese utilizzato dagli austro-ungarici. Fu un successo tattico sul mare, maturato mentre il fronte degli Imperi centrali nei Balcani stava cedendo.
Durazzo aveva un valore concreto: era uno scalo per i collegamenti e i rifornimenti delle truppe schierate in Albania. Dopo lo sfondamento alleato sul fronte macedone e l’armistizio della Bulgaria, colpire quella base significava ostacolare il dispositivo avversario proprio nel momento in cui doveva ripiegare.
Il nucleo italiano dell’operazione comprendeva gli incrociatori corazzati San Giorgio, San Marco e Pisa. Al bombardamento parteciparono anche unità britanniche, mentre piccoli cacciasommergibili statunitensi contribuirono alla protezione della formazione. Era un’azione coordinata, nella quale il tiro delle grandi navi doveva accompagnarsi alla difesa contro le insidie subacquee.
Le unità alleate bombardarono installazioni portuali e obiettivi militari, colpendo anche naviglio presente nello scalo. La reazione austro-ungarica dimostrò però che l’avversario conservava capacità offensive: il sommergibile U-31 silurò l’incrociatore britannico Weymouth, danneggiandolo gravemente a poppa. La nave riuscì comunque a rientrare. Il successo non fu dunque un’azione senza rischi né una passeggiata contro un nemico inerme.
La distinzione conta anche nel bilancio storico. Durazzo non distrusse la flotta austro-ungarica e non decise da sola la guerra nell’Adriatico. Colpì invece una base logistica importante e contribuì alla pressione sulle forze avversarie nella fase conclusiva della campagna balcanica. Presentarla come una vittoria tattica permette di riconoscerne il valore senza trasformarla in una leggenda.
Per l’Italia fu anche una dimostrazione della capacità di dirigere un’operazione navale complessa insieme agli alleati. Accanto alle imprese dei MAS, più presenti nella memoria nazionale, Durazzo ricorda il lavoro degli equipaggi delle grandi unità e dei mezzi di scorta. Una pagina da conoscere per quello che fu: preparazione, cooperazione e capacità di colpire un obiettivo militare essenziale.