Dal Fronte · 2026-09-28

Dosso Faiti: la vittoria italiana del 3 novembre 1916

di La redazione

Il 3 novembre 1916 i fanti della brigata Toscana conquistarono il Dosso Faiti, sul Carso, nell’odierna Slovenia. Fu uno dei principali risultati italiani della nona battaglia dell’Isonzo: la presa di un’altura fortificata che consentì di spostare in avanti le posizioni, senza però provocare il cedimento generale dello schieramento austro-ungarico.

Il combattimento si inseriva nella nuova fase delle operazioni seguita alla conquista di Gorizia dell’agosto precedente. Il comando italiano cercava di sfruttare quel risultato continuando a esercitare pressione sul fronte isontino. Sul Carso operava la Terza Armata, comandata da Emanuele Filiberto di Savoia, duca d’Aosta, contro un sistema difensivo che utilizzava ogni vantaggio offerto dal terreno.

Qui la geografia era parte della battaglia. Roccia calcarea, doline e ripari naturali rendevano difficile avanzare e permettevano ai difensori di organizzare postazioni resistenti. Le alture offrivano punti di osservazione sul campo di combattimento; conquistarle significava sottrarre al nemico un vantaggio e migliorare la propria posizione. Non bastava, tuttavia, raggiungere una cima: occorreva consolidarla, mantenere i collegamenti e portarvi uomini e rifornimenti.

La nona battaglia dell’Isonzo si svolse tra il 31 ottobre e il 4 novembre 1916. In questo quadro, l’azione della brigata Toscana, formata dal 77° e dal 78° reggimento di fanteria, portò alla conquista del Dosso Faiti. Il successo appartiene alla storia della fanteria italiana e alla sua capacità di affrontare un ambiente nel quale ogni avanzata richiedeva preparazione, coordinamento e tenuta dei reparti.

Il bilancio va letto senza confondere i livelli. Sul piano tattico, l’obiettivo fu conquistato. Sul piano strategico, il fronte nemico non venne spezzato e la guerra sull’Isonzo proseguì nell’anno successivo. Presentare il Faiti come una vittoria decisiva sarebbe quindi inesatto; dimenticarne la conquista sarebbe altrettanto ingiusto.

Ricordare questa battaglia significa riconoscere il valore dei soldati italiani senza nascondere la durezza della guerra di posizione. La memoria nazionale acquista forza quando distingue i risultati, ricostruisce i fatti e restituisce ai reparti il posto che spetta loro nella storia.

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