Dal Fronte · 2026-09-28
Criptovalute e DAC8: dati dal 2026, scambi fiscali nel 2027
di La redazione
Per chi opera in criptovalute, il 2026 è un anno da tenere distinto dai precedenti. La direttiva europea DAC8 prevede infatti l’applicazione dal 1° gennaio delle disposizioni sulla comunicazione delle operazioni in cripto-attività. Al 28 settembre, il punto da chiarire è soprattutto questo: il calendario distingue la raccolta delle informazioni dal loro successivo scambio tra amministrazioni fiscali.
La fonte è la direttiva del Consiglio UE 2023/2226, che amplia il sistema europeo di cooperazione amministrativa in materia tributaria. Il primo periodo interessato dalle nuove comunicazioni è il 2026; lo scambio delle informazioni tra le autorità competenti deve avvenire entro nove mesi dalla sua conclusione, dunque entro il 30 settembre 2027. Quest’ultima non è una scadenza per la dichiarazione dei redditi del singolo contribuente.
Il meccanismo coinvolge i prestatori di servizi per le cripto-attività soggetti agli obblighi della direttiva. Prevede procedure per identificare gli utenti e la loro residenza fiscale, oltre alla comunicazione di informazioni sulle operazioni rilevanti. Il perimetro non si esaurisce nel bitcoin: comprende le cripto-attività individuate dalla normativa, con specifiche definizioni ed esclusioni. Non significa, quindi, che qualsiasi bene digitale sia automaticamente trattato nello stesso modo.
Un’altra distinzione è essenziale: DAC8 non istituisce una nuova imposta europea sulle criptovalute e non stabilisce un’aliquota unica. Organizza invece la disponibilità e la circolazione dei dati utili ai controlli. Gli obblighi fiscali personali continuano a dipendere dalla legislazione applicabile, mentre adempimenti e procedure operative vanno verificati nelle disposizioni nazionali di recepimento.
Per gli utenti italiani, l’indicazione prudente è conservare rendiconti, cronologia delle transazioni e documentazione degli acquisti e dei trasferimenti. Ricevere una richiesta di identificazione fiscale da una piattaforma non equivale, da solo, a ricevere una contestazione tributaria.
L’interesse nazionale è avere regole comprensibili, controlli efficaci e spazio per le imprese innovative che rispettano la legge. Contrastare l’occultamento dei redditi e non soffocare il risparmio legittimo sono obiettivi compatibili: servono informazioni precise, non allarmi indistinti su ogni investimento digitale.