Dal Fronte · 2026-09-28

Col Moschin, la vittoria degli arditi del 16 giugno 1918

di La redazione

Il 16 giugno 1918 gli arditi del IX Reparto d’assalto riconquistarono il Col Moschin, sul versante occidentale del massiccio del Grappa. La posizione era stata occupata dagli austro-ungarici all’inizio della loro grande offensiva di giugno. Riprenderla significava ristabilire un punto importante della difesa italiana sopra la valle del Brenta: non una vetta da aggiungere a un elenco, ma un caposaldo con un preciso valore militare.

L’attacco nemico era cominciato il 15 giugno, investendo il fronte montano e quello del Piave. Sul Grappa, la pressione austro-ungarica aveva prodotto penetrazioni locali che richiedevano una risposta immediata. Il terreno rendeva ogni cedimento pericoloso: creste, pendii e osservatori consentivano a chi li occupava di controllare gli accessi e minacciare le posizioni vicine.

A guidare il IX Reparto d’assalto era il maggiore Giovanni Messe, destinato a diventare una figura di primo piano della storia militare italiana. Gli arditi erano reparti specializzati nell’azione ravvicinata e nella rottura delle difese avversarie. Il loro impiego richiedeva addestramento, iniziativa e una stretta intesa con il sostegno dell’artiglieria: la rapidità non sostituiva la preparazione, ne era il risultato.

All’alba del 16 giugno il reparto passò all’attacco sul Col Moschin. L’azione, preceduta dal tiro italiano, travolse la resistenza avversaria e riportò il caposaldo in mano nazionale. Furono catturati prigionieri e recuperate armi. Il successo entrò nella memoria degli arditi come un esempio della capacità di reagire senza lasciare al nemico il tempo di consolidare le conquiste.

La sua portata va definita con precisione. Col Moschin non decise da solo l’esito dell’offensiva austro-ungarica: fu una vittoria tattica, inserita nella più ampia tenuta dell’esercito italiano durante la battaglia del Solstizio. Proprio questa distinzione permette di comprenderne il valore senza ingigantirlo.

Oggi il nome vive nel 9° Reggimento d’assalto paracadutisti Col Moschin dell’Esercito italiano. Ricordare quel combattimento significa riconoscere una tradizione militare costruita su competenza, disciplina e responsabilità. La memoria nazionale acquista forza quando tiene insieme il coraggio degli uomini e l’esattezza dei fatti.

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