Dal Fronte · 2026-09-28

Col di Lana: la vittoria italiana dell’aprile 1916

di La redazione

Nella notte fra il 17 e il 18 aprile 1916, sul Col di Lana, nelle Dolomiti bellunesi, l’Esercito italiano conquistò una posizione lungamente contesa. Una potente mina, collocata sotto la sommità occupata dagli austro-ungarici, esplose aprendo la strada all’assalto della fanteria. Fu una vittoria circoscritta, non una battaglia risolutiva della guerra: proprio questa distinzione permette di comprenderne il valore senza deformarne la storia.

Il Col di Lana dominava il settore di Livinallongo e costituiva un’importante posizione del sistema difensivo austro-ungarico. Fin dal 1915, gli italiani avevano cercato di impadronirsene attraverso ripetuti attacchi. Pendenze, reticolati, trincee e fuoco delle armi automatiche rendevano però ogni avanzata estremamente costosa. La montagna imponeva condizioni di combattimento nelle quali anche poche decine di metri potevano richiedere sacrifici enormi.

La soluzione fu cercata nel sottosuolo. Al progetto della mina è legato il nome di Livio Caetani, ufficiale del genio. I lavori portarono allo scavo di una galleria e alla preparazione della camera destinata all’esplosivo sotto le posizioni avversarie. Era un’operazione che richiedeva competenze tecniche, fatica e segretezza: nella guerra di mine, individuare in tempo lo scavo nemico poteva consentire di neutralizzarlo.

L’esplosione sconvolse la cima. I reparti italiani occuparono la posizione e catturarono i superstiti della guarnigione. La conquista premiò una preparazione nella quale il lavoro sotterraneo e l’azione della fanteria erano parti della stessa manovra.

Il successo, tuttavia, non cancellò il fronte circostante. Gli austro-ungarici mantennero il vicino Monte Sief e i combattimenti continuarono. Nell’autunno 1917, dopo Caporetto, anche le posizioni italiane di questo settore furono abbandonate durante il ripiegamento generale.

Ricordare il Col di Lana significa dunque riconoscere una vittoria reale senza attribuirle conseguenze che non ebbe. Nella sua storia convivono capacità militare, ingegno e costo umano. Il cratere rimasto sulla montagna conserva ancora la traccia materiale di quell’impresa: una pagina italiana da conoscere con precisione, rispetto e orgoglio consapevole.

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