Dal Fronte · 2026-09-25
Chip al carburo di silicio: il ruolo strategico di Catania
di La redazione
Non tutti i semiconduttori servono a elaborare dati. Alcuni hanno il compito, altrettanto decisivo, di governare l’elettricità: convertirla, distribuirla e limitarne le dispersioni. È il campo dei chip di potenza, nel quale Catania rappresenta un polo strategico per STMicroelectronics e per la presenza industriale italiana nella microelettronica.
Al centro di questa specializzazione c’è il carburo di silicio, indicato con la sigla SiC. Rispetto al silicio tradizionale, le sue proprietà permettono di realizzare dispositivi adatti a tensioni elevate e temperature operative maggiori. Nelle applicazioni appropriate può ridurre le perdite di conversione e contribuire a sistemi più compatti. Non è però una sostituzione universale: costi, caratteristiche del circuito e condizioni d’impiego determinano la scelta del materiale.
Le applicazioni comprendono inverter per la trazione elettrica, sistemi di ricarica, azionamenti industriali e conversione dell’energia prodotta da impianti fotovoltaici. Il vantaggio non riguarda soltanto il singolo componente: una gestione più efficiente della potenza può alleggerire anche le esigenze di raffreddamento e migliorare le prestazioni dell’intero apparato.
Nel maggio 2024 STMicroelectronics ha annunciato un nuovo campus integrato a Catania, concepito per riunire passaggi della filiera del carburo di silicio, dalla lavorazione dei materiali alla produzione dei dispositivi e dei moduli. Nello stesso mese la Commissione europea ha approvato il sostegno pubblico italiano al progetto. Sono decisioni documentate: non vanno confuse con una certificazione del completamento degli impianti o del raggiungimento della piena capacità produttiva.
Il punto industriale resta attuale. Nei semiconduttori conta padroneggiare lavorazioni difficili, migliorare la qualità dei cristalli e aumentare la quota di componenti utilizzabili ottenuti da ogni lotto. Integrare queste attività può rendere più stretto il collegamento fra ricerca e fabbrica.
Per l’Italia, la posta in gioco è consolidare competenze specialistiche e capacità produttiva in un settore essenziale. L’autonomia tecnologica non coincide con l’autosufficienza: significa anche mantenere nel Paese passaggi qualificati di una filiera internazionale, dai materiali ai dispositivi che fanno funzionare macchine e infrastrutture energetiche.