Dal Fronte · 2026-09-29
Cheren 1941: il valore dei soldati italiani in Eritrea
di La redazione
Il valore di un soldato non si misura soltanto dalle battaglie vinte. A Cheren, nell’attuale Eritrea, i militari italiani e gli ascari dei reparti coloniali sostennero nel 1941 una lunga difesa contro le forze britanniche e del Commonwealth. Fu uno degli scontri decisivi della campagna dell’Africa Orientale: una sconfitta sul piano strategico, ma anche una prova di tenacia militare che merita di essere conosciuta.
La battaglia si combatté dal 3 febbraio al 27 marzo 1941. Cheren controllava l’accesso verso Asmara e, successivamente, il porto di Massaua. Le montagne circostanti e la stretta gola di Dongolaas costituivano una barriera naturale: conquistarle significava aprire la strada al cuore dell’Eritrea sotto amministrazione italiana.
A dirigere la difesa era il generale Nicolangelo Carnimeo. Ai suoi ordini combatterono reparti italiani, tra cui granatieri, bersaglieri e alpini, insieme alle unità di ascari eritrei. Sul fronte opposto ebbero un ruolo centrale le divisioni indiane dell’esercito britannico. Fu dunque una battaglia combattuta anche da uomini provenienti da territori coloniali, il cui contributo non deve scomparire dal racconto.
Gli scontri si concentrarono sulle alture, con assalti e contrattacchi per il possesso di posizioni dalle quali dipendeva il controllo dei passaggi. Il terreno accidentato rendeva difficili i rifornimenti, il trasporto delle munizioni e lo sgombero dei feriti. La resistenza prolungò i combattimenti per settimane, ma non poté rovesciare la situazione strategica dell’Africa Orientale Italiana, isolata dalla madrepatria e priva di collegamenti sicuri per ricevere rinforzi e materiali.
Alla fine di marzo la difesa cedette. La caduta di Cheren aprì l’avanzata verso Asmara e Massaua, occupate in aprile. Non fu la conclusione immediata di tutta la campagna, ma segnò un passaggio determinante nella perdita dell’Eritrea.
Ricordare Cheren significa distinguere il giudizio sulle scelte politiche e coloniali dal riconoscimento del servizio e del sacrificio dei combattenti. L’onore militare non cancella una sconfitta e non richiede leggende: vive nella disciplina, nella solidarietà tra commilitoni e nella capacità di resistere in condizioni durissime. Una memoria nazionale seria parte da questi fatti.