Dal Fronte · 2026-09-28
Cab di Mario Bellini: la sedia in cuoio firmata Cassina
di La redazione
Una sedia può nascere da un’idea di sartoria. È quanto accade con la Cab, disegnata da Mario Bellini per Cassina nel 1977: un telaio d’acciaio viene vestito con un involucro di cuoio, sagomato e cucito per aderire alla struttura. Non un tessuto appoggiato su una seduta già compiuta, ma una pelle progettata insieme allo scheletro che la sostiene.
Il principio richiama il rapporto tra ossatura e pelle del corpo umano. Il metallo garantisce il sostegno; il cuoio costruisce la superficie continua che abbraccia schienale, seduta e gambe. Le cerniere permettono di chiudere il rivestimento attorno al telaio. Un elemento normalmente nascosto negli abiti diventa così uno strumento di assemblaggio dell’arredo.
La precisione è decisiva. I pezzi di cuoio devono essere tagliati, lavorati e cuciti perché il rivestimento assuma la forma prevista. Cassina descrive un processo che comprende lavorazioni manuali: la produzione industriale non elimina il mestiere, ma gli assegna un compito preciso. Il risultato dipende tanto dal disegno quanto dalla capacità di tradurlo in un oggetto ripetibile.
La Cab non cerca l’effetto attraverso una sagoma complicata. Conserva gli elementi riconoscibili della sedia, dalle quattro gambe allo schienale, ma ne cambia la costruzione e la percezione. Il rivestimento nasconde il telaio e rende protagonista il cuoio, materiale che con l’uso può mostrare pieghe, variazioni e tracce del tempo. Non è un particolare secondario: la materia contribuisce al carattere dell’oggetto.
La presenza della Cab nelle collezioni del Museum of Modern Art di New York ne documenta il riconoscimento internazionale. Ma il suo interesse non si esaurisce nella consacrazione museale: sta soprattutto nella chiarezza di una soluzione tecnica diventata linguaggio estetico.
Questa sedia racconta una qualità concreta del progetto italiano: mettere in relazione cultura dei materiali, competenza manifatturiera e organizzazione industriale. Difendere tale patrimonio significa riconoscere il lavoro che rende possibile la forma. Nella Cab, dietro una linea sobria, ci sono un’intuizione costruttiva e la precisione necessaria a darle corpo.