Dal Fronte · 2026-09-28
Borsalino: il cappello italiano nato ad Alessandria nel 1857
di La redazione
Prima di diventare un nome conosciuto nel mondo, Borsalino è stato un laboratorio di Alessandria. Nel 1857 Giuseppe Borsalino, insieme al fratello Lazzaro, avviò l’attività dalla quale sarebbe nata una delle firme più riconoscibili della manifattura italiana. Il punto di partenza era concreto: saper trasformare una materia prima in un cappello ben fatto.
Borsalino non inventò il cappello di feltro. Il suo merito fu costruire, attorno a una lavorazione già esistente, una qualità produttiva e un’identità capaci di superare i confini nazionali. È una distinzione importante: le creazioni italiane non nascono soltanto da brevetti rivoluzionari, ma anche dalla capacità di perfezionare un oggetto fino a renderlo immediatamente riconoscibile.
Il feltro non è un tessuto ottenuto intrecciando trama e ordito. Si forma attraverso l’unione e la compattazione delle fibre, favorite da umidità, calore e azione meccanica. Nella tradizione dei cappelli Borsalino si impiegano peli animali, tra cui quelli di coniglio e lepre. Da questa materia prende forma un prodotto che richiede numerosi passaggi di lavorazione e finitura.
La sagomatura della calotta, la definizione della tesa, il nastro e la fodera concorrono al risultato. Non sono dettagli aggiunti a un oggetto già concluso: determinano proporzioni, vestibilità e carattere. Dietro una silhouette apparentemente semplice c’è un patrimonio di gesti e conoscenze che la sola immagine del marchio non basta a spiegare.
Il cinema ha contribuito a portare quel nome nell’immaginario internazionale. Nel 1970 uscì Borsalino, film diretto da Jacques Deray con Alain Delon e Jean-Paul Belmondo: il marchio era ormai tanto evocativo da diventare il titolo di una pellicola.
Ad Alessandria, il Museo Borsalino custodisce e racconta questo legame tra prodotto, impresa e città. È il luogo giusto per leggere una storia che non riguarda soltanto la moda. Riguarda un’Italia capace di far crescere un’attività manifatturiera senza separare il prodotto dalla competenza necessaria a realizzarlo. La lezione resta attuale: un nome dura quando alle sue spalle continua a esserci un mestiere.