Dal Fronte · 2026-09-25

Armi nucleari, il 26 settembre tra disarmo e sicurezza

di La redazione

Il 26 settembre ricorre la Giornata internazionale per l’eliminazione totale delle armi nucleari, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2013. Una ricorrenza che richiama un problema concreto della sicurezza internazionale: limitare la diffusione degli ordigni, ridurre il rischio del loro impiego e mantenere strumenti credibili di controllo fra gli Stati.

Il riferimento centrale è il Trattato di non proliferazione nucleare, aperto alla firma nel 1968 ed entrato in vigore nel 1970. Il suo impianto poggia su tre pilastri: non proliferazione, disarmo e cooperazione negli usi pacifici dell’energia nucleare. Non è un divieto universale e immediato di tutti gli arsenali: distingue gli Stati dotati di armi nucleari riconosciuti dal trattato dagli altri aderenti e stabilisce obblighi differenti, compreso l’impegno a negoziare in buona fede misure di disarmo.

L’Italia aderisce al trattato come Stato non nucleare. È inoltre membro della NATO, la cui dottrina comprende la deterrenza nucleare. Sono due piani da leggere insieme, senza scorciatoie: l’appartenenza all’Alleanza riguarda la difesa collettiva; gli accordi internazionali fissano impegni per impedire la proliferazione e perseguire il controllo degli armamenti e il disarmo.

Un ruolo tecnico essenziale spetta all’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Attraverso il sistema delle salvaguardie, l’Agenzia verifica il rispetto degli obblighi assunti dagli Stati affinché materiali e attività nucleari sottoposti ai controlli non siano distolti verso impieghi militari. Non dispone però di un mandato generale per ispezionare e smantellare ogni arsenale: possibilità e limiti dipendono dagli accordi applicabili.

La distinzione conta anche nel dibattito pubblico. Un annuncio politico non equivale a una riduzione verificata delle testate; un negoziato non coincide con un accordo entrato in vigore. Per giudicare i progressi servono obblighi chiari, accesso alle verifiche e rispetto degli impegni.

Per l’Italia, la priorità è proteggere cittadini e interessi nazionali dentro un sistema di alleanze affidabile, sostenendo una diplomazia capace di ottenere risultati controllabili. Il disarmo credibile si misura nei fatti, non nelle formule celebrative.

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